BRUXELLES - La Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione contro l’Italia e altri 13 Stati membri per il mancato recepimento integrale della direttiva anti-Slapp, le azioni legali strategiche e abusive usate per bloccare la partecipazione pubblica e mettere a tacere giornalisti, difensori dei diritti umani e organizzazioni della società civile.
Oltre all’Italia, le lettere di messa in mora sono state inviate a Bulgaria, Cechia, Germania, Irlanda, Grecia, Spagna, Lussemburgo, Ungheria, Paesi Bassi, Austria, Portogallo, Romania e Slovacchia. Gli Stati membri avevano tempo fino al 7 maggio 2026 per recepire la direttiva nel proprio ordinamento nazionale.
Le Slapp, spesso indicate come querele temerarie, sono azioni legali infondate o abusive promosse con finalità intimidatoria nei confronti di chi interviene su questioni di interesse pubblico.
La direttiva europea prevede strumenti di tutela nelle cause civili con implicazioni transfrontaliere, consentendo ai tribunali di respingere in una fase precoce le pretese manifestamente infondate e introducendo rimedi per le persone colpite.
La norma prevede anche garanzie contro le sentenze emesse da Paesi terzi. Secondo la Commissione, i 14 Stati interessati non hanno ancora comunicato il recepimento integrale della direttiva. Ora avranno due mesi per rispondere e notificare a Bruxelles le misure adottate. In assenza di una risposta soddisfacente, la Commissione potrà decidere di emettere un parere motivato.
Sulla procedura contro l’Italia è intervenuto Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti. “In Italia le Slapp, le azioni giudiziarie a carattere intimidatorio, colpiscono in larga misura soprattutto i giornalisti”, ha detto, ricordando la richiesta avanzata dall’Ordine di norme capaci di contrastare il fenomeno.
Per Bartoli servono strumenti che permettano la rapida archiviazione e il risarcimento nei casi di querele palesemente infondate. La direttiva europea, ha aggiunto, invita gli Stati ad applicare nella normativa interna i principi di tutela previsti per le azioni giudiziarie transfrontaliere.
“C’è ancora margine per recuperare e mettere un freno a queste azioni contro i giornalisti”, ha concluso il presidente dell’Ordine.