WASHINGTON - Il sito sotterraneo di “Pickaxe Mountain” potrebbe essere il prossimo obiettivo militare degli Stati Uniti. A puntare i riflettori sul complesso è stato il presidente Donald Trump, che ha evocato la possibilità di un attacco aereo contro l’installazione che l’Iran avrebbe costruito a centinaia di metri di profondità nel cuore del proprio altopiano. Le parole della Casa Bianca hanno scatenato l’immediata reazione della Repubblica Islamica, che ha minacciato ritorsioni su scala regionale in caso di raid. 

La struttura sorge nella provincia di Isfahan, ad alcune centinaia di chilometri da Teheran e a circa 1,5 chilometri a sud del noto centro di arricchimento dell’uranio di Natanz. Il sito è stato scavato sotto il monte Kuh-e Kolang Gaz (traducibile in italiano come “monte del Piccone”), un’altura della catena degli Zagros che raggiunge i 1.600 metri di quota. 

Il complesso si estende per circa un chilometro quadrato sul versante montuoso. Secondo le analisi condotte dall’Institute for Science and International Security (Isis) di Washington, i tunnel si spingerebbero sotto il granito fino a una profondità di 145 metri, mentre altre stime parlano addirittura di 600 metri. Si tratta di una schermatura naturale estremamente densa, progettata per resistere alle bombe penetranti statunitensi (“bunker buster”) e considerata ancora più difficile da colpire rispetto all’impianto di Fordo, il cuore del programma nucleare di Teheran già centrato nel giugno dello scorso anno da diverse bombe Gbu-57. 

Secondo i rilievi satellitari dell’istituto Isis, la costruzione della struttura è iniziata intorno al 2020. Gli iraniani hanno protetto l’intera area con una recinzione di sicurezza lunga diversi chilometri attorno alla montagna, collegandola direttamente al perimetro del vicino impianto di Natanz. 

Sebbene Teheran abbia descritto ufficialmente il complesso come un semplice impianto per l’assemblaggio di centrifughe, agli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) delle Nazioni Unite non è mai stato concesso l’accesso. I satelliti hanno documentato estesi scavi e la creazione di gallerie, ma lo scopo esatto della struttura non è mai stato confermato pubblicamente.  

L’Aiea sospetta tuttavia che la fortezza sotterranea ospiti impianti di arricchimento dell’uranio e depositi di stoccaggio e che al suo interno possa trovarsi una quantità di uranio arricchito al 60 per cento sufficiente a produrre più ordigni nucleari. 

Gli analisti indicano che, a partire dagli attacchi del giugno del 2025, le attività su Pickaxe Mountain (finora mai colpita da raid militari) hanno subìto una netta accelerazione. 

L’Institute for Science and International Security ha riferito che il mese scorso è stato rilevato il transito di veicoli e camion lungo le strade che conducono agli ingressi occidentali della struttura e nelle zone limitrofe. Secondo gli esperti, questo movimento indica “che i lavori all’interno del complesso del tunnel, così come il consolidamento dell’ingresso, sono in corso”, nonostante gli ingressi orientali fossero stati precedentemente ostruiti in modo parziale con la terra per impedire passaggi rapidi. 

L’istituto di Washington evidenzia come tali attività violino il memorandum d’intesa firmato tra Stati Uniti e Iran, che impone a Teheran di mantenere lo status quo del proprio programma nucleare, vietando esplicitamente la costruzione o la ristrutturazione di siti sensibili. 

La replica dei vertici militari iraniani non si è fatta attendere. Intervistata dalla Cnn, una fonte della sicurezza di Teheran di alto livello ha liquidato come falsità le accuse riguardanti le attività nucleari illecite nel sito e ha lanciato un duro avvertimento a Washington: “Se Trump dovesse dare seguito alle sue minacce, la nostra sarebbe una risposta devastante e a pagarne il prezzo sarebbero i soldati statunitensi e i loro partner nella regione”.