LONDRA - Andy Burnham ha ufficialmente accettato l’incarico conferitogli da re Carlo III per la formazione del nuovo esecutivo ed è a tutti gli effetti il nuovo primo ministro britannico.  

Il passaggio di consegne si è consumato nella mattinata a Buckingham Palace: “Sua Maestà ha ricevuto in udienza l’Onorevole Andrew Burnham, membro del Parlamento, e gli ha chiesto di formare un nuovo governo. Burnham ha accettato l’offerta del Re”, si legge nel comunicato ufficiale diffuso dalla casa reale. Pochi minuti prima dell’udienza di Burnham, il leader uscente Keir Starmer era salito al Palazzo reale per rassegnare formali dimissioni nelle mani del sovrano. 

Terminato l’incontro con il monarca, secondo il protocollo consolidato, Burnham si è diretto al civico 10 di Downing Street per rivolgersi alla stampa e al Paese prima di varcare la celebre porta nera e mettersi al lavoro sulla squadra di governo.  

Nel suo primo intervento da primo ministro ha puntato subito su un messaggio di forte discontinuità e autocritica: “Voglio essere sincero con voi: non siamo stati abbastanza bravi e dobbiamo fare meglio. E lo faremo. Facciamo in modo che questo sia il momento in cui la Gran Bretagna ricominci a credere. Il momento in cui riportiamo la speranza”. 

Nel tracciare le linee guida del proprio mandato, il nuovo leader ha annunciato l’intenzione di presentare un piano decennale per la Gran Bretagna, escludendo categoricamente il ricorso a nuove elezioni generali: “Siamo in una democrazia parlamentare e se qualcuno riesce a ottenere la maggioranza dei deputati alla Camera dei Comuni, ovviamente ha la legittimità per portare avanti le cose”, ha precisato. 

Burnham ha confermato che l’azione dell’esecutivo resterà incardinata nel programma elettorale con cui il Labour si è presentato alle politiche del 2024, pur preannunciando un’impronta incisiva: “Sarò audace e fedele a quanto affermato nel manifesto, ma ci sono grandi cambiamenti che posso attuare a partire da esso”. 

Il passaggio di consegne segna un momento storico per la politica del Regno Unito: Burnham diventa infatti il settimo primo ministro a insediarsi dal 13 luglio 2016, data in cui David Cameron diede inizio al suo secondo mandato all’indomani del trauma del referendum sulla Brexit. 

Dalle fila dell’opposizione è giunta un’apertura condizionata. La leader dei Conservatori, Kemi Badenoch, ha dichiarato che i Tory sono pronti a garantire sostegno parlamentare al nuovo governo, ma solo a fronte di un piano accettabile per il taglio della spesa per il welfare. Tra le richieste dell’opposizione figurano inoltre il ripensamento dello stop laburista al rilascio di nuove licenze per l’estrazione di petrolio e gas e l’impegno solenne a “escludere eventuali nuovi aumenti delle tasse”. 

Nel frattempo, l’attenzione è tutta rivolta alla composizione della nuova squadra dei ministri, cruciale per comprendere la direzione politica dell’esecutivo. Per la casella chiave di cancelliere dello Scacchiere sono in lizza l’attuale ministro dell’Energia Ed Miliband e la titolare dell’Interno Shabana Mahmood, con Rachel Reeves destinata a un altro dicastero. 

Miliband viene indicato dai media britannici come il favorito, sia per il peso politico accumulato essendo stato tra i primi a chiedere le dimissioni di Starmer, sia per la competenza tecnica maturata in passato come consigliere di Gordon Brown. Tuttavia, la sua figura raccoglie critiche da parte della stampa e del mondo imprenditoriale, e non mancano gli scettici persuasi che un Miliband troppo indipendente possa rivelarsi una spina nel fianco per il primo ministro. 

Se la scelta dovesse ricadere sulla più controllabile Mahmood, per Miliband potrebbero aprirsi le porte del ministero degli Esteri al posto di Yvette Cooper, destinata a un diverso incarico di gabinetto. Tra le poche certezze figura, infine, il rientro di Angela Rayner: l’ex vice primo ministro, dimissionaria in seguito alle polemiche sul mutuo della propria abitazione, è data in corsa per la Salute o l’Istruzione, sebbene non si escluda un suo ritorno al precedente dicastero dell’Edilizia abitativa, delle Comunità e del Governo locale.