CARDIFF - I leader di Scozia, Galles e Irlanda del Nord si riuniscono oggi a Cardiff per definire una posizione comune sul diritto all’autodeterminazione e sulla possibilità di indire referendum sul futuro costituzionale delle rispettive nazioni. Al centro del vertice, come riferito dal Telegraph, vi sarà la firma di una dichiarazione congiunta incentrata su economia, energia, rapporti con l’Europa, cooperazione tra i Paesi dell’Unione britannica e sovranità democratica, in un momento di crescente pressione sul governo di Londra.
Secondo le indiscrezioni del quotidiano britannico, il memorandum rivendicherà per le tre nazioni devolute il diritto di decidere il proprio assetto costituzionale, sostenendo contemporaneamente il rafforzamento dei legami con il continente europeo. La dichiarazione difenderà la facoltà di Scozia, Galles e Irlanda del Nord di plasmare le future relazioni con l’Unione europea: in caso di indipendenza, Edimburgo e Cardiff potrebbero avanzare formale richiesta di adesione all’Ue come nuovi Stati membri, mentre per Belfast si aprirebbe lo scenario di un’eventuale riunificazione con la Repubblica d’Irlanda. Una prospettiva, quest’ultima, richiamata nel fine settimana persino da Donald Trump con un tempismo singolare.
L’incontro, volto anche a consolidare i rapporti tra le tre amministrazioni in vista di un’evoluzione dell’assetto statale britannico, rappresenta un passaggio storico: per la prima volta, infatti, Scozia, Galles e Irlanda del Nord sono contemporaneamente guidati da forze politiche favorevoli, seppur con sfumature differenti, a una maggiore autonomia. Il primo ministro gallese Rhun ap Iorwerth ha comunque rigettato le accuse di chi vede nel vertice un complotto per “smembrare” il Regno Unito, precisando che l’intento è piuttosto quello di rafforzare il peso e il ruolo del Galles e delle altre nazioni all’interno dell’Unione.
Il vertice giunge a margine di un duro botta e risposta tra il primo ministro britannico Andy Burnham e il primo ministro scozzese John Swinney. La polemica si è accesa dopo che Burnham aveva inizialmente ipotizzato la possibilità di valutare un secondo referendum sull’indipendenza scozzese di fronte a un chiaro e consolidato consenso popolare, paragonando la situazione di Edimburgo al meccanismo già previsto per l’Irlanda del Nord.
Successivamente, tuttavia, il primo ministro britannico ha corretto il tiro, ribadendo a Swinney che l’ipotesi indipendentista e una nuova consultazione restano “off limits” (ovvero “fuori discussione”). Secondo Burnham, in Scozia manca attualmente una spinta maggioritaria e un nuovo voto finirebbe per distogliere l’attenzione dalle priorità economiche e dalla crisi del costo della vita. Il capo del governo di Londra ha inoltre aggiunto di non riscontrare alcuna maggioranza in Irlanda del Nord favorevole al distacco dal Regno Unito.
Di parere opposto il leader dell’Snp John Swinney, secondo cui lo slancio verso la separazione è ormai “innegabile”. Swinney ha sollecitato Burnham a concordare un quadro legale che consenta alla Scozia di esprimersi sul proprio futuro, definendo un “significativo cambiamento” le aperture inizialmente mostrate dal primo ministro alla Camera dei Comuni e chiedendo che il principio democratico della volontà popolare si traduca in un percorso giuridico concreto.