WASHINGTON - Attraverso un messaggio pubblicato su Truth Social, il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato che sia Kiev che Mosca hanno accettato di sospendere i raid contro le rispettive raffinerie. 

“L’Ucraina ha concordato di non colpire obiettivi energetici russi. La Russia ha accettato di fare altrettanto!”, ha dichiarato il capo della Casa Bianca. “L’aumento del prezzo del diesel (e della benzina) a livello mondiale è dovuto principalmente alla guerra tra Russia e Ucraina, non all’Iran”. 

L’intesa annunciata da Trump giunge a poche ore dall’appello diretto rivolto dallo stesso presidente statunitense al leader ucraino Volodymyr Zelensky per chiedere l’interruzione dei raid contro gli impianti di produzione. “Il problema che ho con l’Ucraina e la Russia è che una grande quantità di gasolio proviene dalla Russia. Ho chiesto a Zelensky di non colpire gli impianti di produzione del gasolio, le raffinerie. Il prezzo del gasolio sta aumentando perché sta diventando difficile farlo uscire dalla Russia. E questa è una situazione che danneggia il mondo”, aveva spiegato Trump ai giornalisti nella notte. 

L’intesa sul fronte energetico giunge mentre si registra un forte gelo diplomatico tra Mosca, l’Unione Europea e la Nato. A scatenare la reazione delle cancellerie occidentali è stato l’attacco sferrato da un drone russo contro un treno in Ucraina, avvenuto ad appena due chilometri dal confine con la Polonia, che ha per poco mancato un gruppo di funzionari internazionali. 

I vertici europei, riuniti a Rovaniemi in Finlandia per l’European Arctic Summit, hanno letto l’azione come un tentativo di intimidazione nei confronti dell’Occidente. “Credo che l’intento fosse chiaramente quello di dissuadere i Paesi occidentali dal sostenere l’Ucraina o dal recarvisi per manifestare solidarietà“, ha dichiarato l’Alta rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Kaja Kallas. “Come dobbiamo interpretare quel messaggio? Ritengo che dovremmo agire in modo opposto. Dobbiamo dimostrare di essere al fianco dell’Ucraina e di non lasciarci intimidire, perché altrimenti la Russia otterrà esattamente ciò che vuole: la sottomissione dell’Ucraina. Come ho già detto più volte, questo non è il loro obiettivo finale; puntano a molto di più. Dobbiamo mantenere una posizione ferma su questo punto”. 

Alla ferma condanna della Nato (che attraverso il segretario generale Mark Rutte ha definito gli attacchi “sconsiderati e pericolosi”, giudicandoli la prova di “quanto Putin sia diventato disperato”) si sono aggiunte le parole del cancelliere tedesco Friedrich Merz: “In Europa la pace è a rischio, occorre considerare seriamente questa minaccia”. Merz ha poi ribadito su X la compattezza del blocco: “Prendiamo sul serio la nostra sicurezza e preserveremo la pace: al Vertice dell’Ue sull’Artico si parla della nostra libertà e sovranità come europei. Siamo uniti, nell’estremo Nord, come vicini del Mar Baltico e sotto la pressione di attacchi ibridi permanenti”. 

La replica di Mosca non si è fatta attendere. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha confermato la volontà di proseguire la campagna militare: “Il nostro esercito sta svolgendo missioni in tutto il territorio ucraino e continuerà a farlo”, ha dichiarato durante un briefing in risposta alle accuse dell’Ue e di Kiev. 

In attesa di verificare la tenuta della tregua sugli impianti energetici annunciata da Trump, le operazioni sul campo registrano nuovi attacchi contro le infrastrutture industriali ucraine. Il gruppo siderurgico ArcelorMittal ha reso noto che sabato scorso un attacco con missili balistici ha centrato lo stabilimento di Kryvyi Rih, causando la morte di due persone e il ferimento di altre due. 

Si tratta del secondo raid subito dal complesso produttivo da agosto, quando un altro attacco missilistico aveva provocato due vittime. La produzione primaria di acciaio è stata completamente sospesa per consentire le riparazioni, mentre le restanti strutture operano a livelli minimi. Squadre di tecnici sono al lavoro per valutare l’entità dei danni, anche se l’azienda ha precisato in una nota che è ancora “prematuro” formulare una stima precisa sui tempi di ripristino, ribadendo che la propria “priorità” resta il sostegno ai dipendenti coinvolti e alle famiglie delle vittime.