STOCCOLMA - Se uno degli interrogativi principali delle elezioni in Svezia era valutare la crescita delle destre a livello europeo, la serata elettorale ha già fornito alcune prime risposte, pur lasciando aperto un quadro di sostanziale incertezza.
Il dato più significativo emerso dai risultati parziali è la flessione della destra radicale dei Democratici Svedesi, che ottengono il 17,6% dei consensi: per l’ultradestra si tratta del primo calo in una consultazione nazionale dalla sua nascita, con una perdita di circa tre punti percentuali rispetto alle elezioni del 2022. Il partito si colloca così al terzo posto dietro i Socialdemocratici (primi al 28,1%, anch’essi in calo di due punti) e i Moderati al 19,9%.
“È evidente che abbiamo perso qualche punto percentuale rispetto al risultato elettorale di quattro anni fa”, ha ammesso il leader Jimmie Akesson. Secondo il dirigente, tuttavia, la formazione esce rafforzata dalla campagna elettorale perché “sono molte di più le persone nel nostro Paese che non considerano più imbarazzante dichiararsi Democratici Svedesi”. L’arretramento assume particolare rilevanza poiché, alla vigilia del voto, si ipotizzava che una vittoria della coalizione di centrodestra guidata dal premier uscente Ulf Kristersson avrebbe potuto portare il partito di Akesson a entrare per la prima volta nell’esecutivo con propri ministri, superando l’attuale ruolo di semplice appoggio esterno.
A guadagnare terreno sono state invece quasi tutte le formazioni minori. Il partito della Sinistra ha raggiunto l’8,2%, seguito dal Centro al 7,1%, dai Cristiano-democratici al 6,2% e dai Verdi al 6,1%. Chiudono i Liberali con il 5,4%, protagonisti di una rimonta considerata impensabile fino a poche settimane fa, quando i sondaggi li collocavano poco sopra l’1% e a rischio esclusione per la soglia di sbarramento fissata al 4%.
I verdetti della notte elettorale restano tuttavia provvisori. Con il 94% delle schede scrutinato, il centrosinistra ha registrato il 49,5% dei consensi contro il 49,1% del centrodestra, traducendosi in un margine ridottissimo di tre seggi (176 contro 173). Con l’avanzare dello spoglio, la situazione si è evoluta in un serrato testa a testa: le proiezioni della tv pubblica Svt, a metà dello scrutinio, indicano un quadro di sostanziale equilibrio con un solo seggio di scarto (175 a 174 a favore dell’opposizione), mentre i Socialdemocratici si attestano al 27,6% e il Partito Moderato al governo sale al 20%.
La partita si deciderà solo mercoledì con il conteggio dei voti dall’estero e delle schede anticipate giunte in ritardo, un bacino particolarmente rilevante dato il record di 3,6 milioni di elettori che hanno optato per il voto anticipato.
Una volta certificati i dati definitivi, il mandato per formare il governo spetterà al leader della coalizione vincente. “Se questo risultato sarà confermato, allora la Svezia avrà un nuovo governo”, ha dichiarato la leader socialdemocratica ed ex premier Magdalena Andersson, definendo il confronto “molto combattuto” e aggiungendo che “noi socialdemocratici saremo sempre pronti ad assumerci la responsabilità del risultato”.
Di segno opposto la lettura del premier uscente Kristersson, secondo cui il dato emerso dalle urne indica chiaramente che i tre partiti di sinistra (Socialdemocratici, Verdi e Sinistra) non hanno ottenuto una maggioranza parlamentare autonoma, pur riconoscendo l’apertura di una fase complessa di trattative.
La costruzione di una maggioranza si preannuncia laboriosa per entrambi i campi: se il centrodestra non ha numeri certi per governare autonomamente, sul fronte progressista la strada è ostacolata dai veti incrociati tra il partito della Sinistra e quello del Centro. “Questo voto è ancora più avvincente di quattro anni fa”, ha commentato Akesson, sintetizzando l’incertezza di una partita politica appena iniziata.