SYDNEY - Richard Scolyer si è spento il 7 giugno a 59 anni dopo una lunga battaglia contro un tumore cerebrale aggressivo e incurabile, il glioblastoma. Alla cerimonia hanno preso parte, tra gli altri, il primo ministro Anthony Albanese, il premier del New South Wales Chris Minns e la governatrice generale Sam Mostyn.
Il suo lascito scientifico resta legato alla ricerca sul melanoma e ai trattamenti capaci di attivare il sistema immunitario dei pazienti contro il cancro. Quel lavoro, condotto insieme alla collega Georgina Long, ha salvato migliaia di vite e ha cambiato la prospettiva clinica per una delle forme tumorali più diffuse in Australia.
La dimensione pubblica della malattia di Scolyer ha aggiunto un capitolo personale a una carriera già straordinaria. Nel 2023 gli fu comunicato che avrebbe potuto avere appena sei mesi di vita. Sopravvisse quasi tre anni, sottoponendosi a un trattamento sperimentale costruito a partire dagli stessi principi della ricerca che aveva sviluppato per altri pazienti.
Il cognato Charlie Nicoll, dopo la morte, ha ricordato che Scolyer non accettò passivamente la prognosi terminale. Applicò invece alla propria condizione lo stesso metodo rigoroso, esplorativo e fondato sulla scienza che aveva guidato il suo lavoro. La ragione, ha detto, era semplice: voleva continuare a fare la differenza e far sapere ai malati di cancro che non erano soli.
Georgina Long, con cui Scolyer condivise il riconoscimento di Australian of the Year, lo ha definito “il patologo dei patologi”. In un messaggio pubblicato dopo la sua morte, ha richiamato la vastità delle sue conoscenze, l’abilità eccezionale, la precisione nella diagnosi dei tessuti e la capacità di applicare decenni di esperienza nei punti in cui contavano di più.
Prima di morire, Scolyer aveva scritto una lettera agli australiani, da pubblicare dopo la sua scomparsa. Nel testo ha chiesto a governi e comunità di continuare a finanziare scienza e ricerca medica. Ai colleghi clinici e ricercatori ha rivolto un appello a restare curiosi e coraggiosi, continuando a spingere oltre i confini della conoscenza. Ai pazienti oncologici ha consigliato di valutare l’adesione a studi clinici, quando disponibili.
Albanese lo ha descritto come una delle luci più brillanti e uno dei cuori più grandi d’Australia. Ogni giorno, ha detto, lo specialista del cancro diventato paziente ha reso il Paese partecipe della propria esperienza, sollevando gli altri mentre lottava contro la propria malattia.