MOSCA - La repressione del dissenso in Russia mette a segno un doppio colpo contro la residua opposizione interna. Il Tribunale di Pskov ha condannato a 11 anni e un mese di carcere Lev Schlosberg, 63 anni, vicepresidente del partito pacifista Yabloko e uno dei pochissimi critici del Cremlino rimasti nel Paese dopo l’avvio dell’offensiva contro l’Ucraina nel 2022. I giudici lo hanno riconosciuto colpevole di “diffamazione” dell’esercito e di aver diffuso informazioni false sui militari, contestazioni per le quali la procura aveva sollecitato 12 anni e un mese di reclusione.
Le accuse scaturiscono da contenuti pubblicati nel febbraio 2022 sul canale Telegram del politico: la condivisione di un articolo di Ekho Moskvy con la copertina del Daily Mirror e la registrazione di un dibattito in cui sosteneva la necessità di porre fine alla guerra. Lo stesso Schlosberg ha precisato che il post sul canale Telegram era stato pubblicato prima dell’introduzione della norma sui “falsi” militari e che le dichiarazioni rese nel corso del dibattito non erano sue, bensì del suo interlocutore.
Storico oppositore del Cremlino, Schlosberg denuncia le azioni di Mosca in Ucraina fin dal 2014 (anno dell’annessione della Crimea e del sostegno ai ribelli filorussi nel Donbass) ed è stato incriminato per la sua partecipazione a un dibattito online sul conflitto e per la condivisione di articoli critici, invocando a più riprese un cessate il fuoco. Le sue prese di posizione si sono scontrate con la stretta legislativa introdotta da Mosca per criminalizzare le critiche all’offensiva, che punisce lo “screditamento” delle forze armate e le “informazioni false” con pene fino a 15 anni di carcere.
La sentenza ha sollevato la dura reazione dei vertici di Yabloko. I leader Nikolay Rybakov e Grigory Yavlinsky hanno definito la decisione “la tragedia della disgregazione della moderna giustizia russa”, annunciando che il partito cercherà di bloccare il procedimento contro Schlosberg utilizzando tutti i mezzi legali a disposizione.
Una presa di posizione netta è arrivata anche dall’organizzazione per i diritti umani Amnesty International, secondo cui “il procedimento giudiziario e la condanna arbitrari di Shlosberg rappresentano palesi ritorsioni per aver esercitato il proprio diritto alla libertà di espressione invocando la pace”.
La condanna di Schlosberg si inserisce in un quadro di sistematico ridimensionamento della formazione politica. La scorsa settimana Yabloko (l’unico partito pacifista ancora attivo in Russia) è stato escluso dalle elezioni legislative di settembre per le quali aveva presentato ricorso. In un clima di crescente tensione, la Corte Suprema russa ha respinto l’appello presentato dagli avvocati contro la decisione di escludere la lista dalle elezioni federali della Duma di Stato, pronunciandosi in risposta a una causa intentata dal partito Rodina.
I tentativi di mobilitazione e supporto popolare si sono scontrati con l’intervento delle forze dell’ordine: una folla si era già radunata nella capitale per sostenere il partito, portando all’arresto di sessanta persone secondo quanto riferito da un esponente di Yabloko, mentre un’ottantina di sostenitori sono stati fermati dalla polizia all’esterno del palazzo della Corte Suprema proprio durante l’udienza sul ricorso.