KIEV - L’Ucraina ha ormai quasi del tutto esaurito le sue scorte di missili intercettori per i sistemi di difesa aerea Patriot. A rivelarlo è un’inchiesta esclusiva della Cnn, che descrive una realtà drammatica sul campo: i lanciatori dell’arma più ambita al mondo “giacciono inerti, in un campo di mais, con i contenitori vuoti, l’ultimo lancio risale a 10 settimane fa”. 

I dati raccolti dalla rete televisiva statunitense, la prima a ottenere l’accesso a una postazione Patriot sul suolo ucraino, confermano le gravi difficoltà incontrate dalle forze locali. Un ingegnere capo, che ha preferito mantenere l’anonimato per ragioni di sicurezza, ha dichiarato che nella sua base non si vede un lancio di intercettori da almeno sei settimane: “È una scena davvero straziante quando si hanno a disposizione le attrezzature ma non si è in grado di intercettare alcun missile. I missili balistici ti sorvolano la testa e non puoi farci niente, e alle tue spalle ci sono civili”.  

La mancanza di munizioni pesa gravemente sulla morale degli operatori e sulla protezione del paese, colpito a luglio dall’ondata di attacchi russi più letale per la popolazione civile dal maggio 2022. “È difficile perché si vedono bersagli che minacciano la popolazione civile, le infrastrutture critiche, così come le famiglie dei miei commilitoni e la mia stessa famiglia”, ha evidenziato un altro membro dell’équipe. 

La carenza di Patriot in Ucraina si inserisce all’interno di una più ampia crisi globale di approvvigionamento, mentre decine di paesi cercano di rafforzare le proprie difese antiaeree. Il sistema di fabbricazione statunitense è una delle pochissime risorse capaci di abbattere i missili balistici, rendendolo indispensabile sia nel contesto ucraino sia nel Golfo Persico, segnato dal conflitto con l’Iran. 

Secondo l’analisi della Cnn, l’attuale sofferenza delle scorte è stata accentuata dall’impiego massiccio di intercettori nel Medio Oriente tra marzo e aprile, spesso utilizzati per fermare droni iraniani dal costo contenuto. L’uso continuativo da parte dei paesi del Golfo ha finito per prosciugare le disponibilità destinate al fronte europeo: “Avevamo previsto che ci saremmo trovati in difficoltà. Siamo rimasti molto scioccati dal numero di missili lanciati simultaneamente”, spiegano le fonti. 

I numeri del Foreign Policy Research Institute evidenziano la portata del divario tra consumo e produzione: nei primi quattro giorni di scontri con l’Iran, le forze della coalizione hanno impiegato in media 225 intercettori al giorno. Per contro, la Lockheed Martin ha prodotto 620 missili nell’intero corso del 2025 (circa 1,7 al giorno), registrando un rapporto di 132 a 1 tra utilizzo e fabbricazione.  

Per far fronte alla domanda, a gennaio il Pentagono ha siglato un accordo settennale con l’azienda produttrice per portare la capacità industriale a 2.000 pezzi all’anno entro il 2030, quando il conflitto in Ucraina sarà al suo ottavo anno. Al momento non vi sono dettagli certi né sul numero complessivo di munizioni promesse a Kiev dagli Stati Uniti, né sull’entità dell’arsenale statunitese, del quale il presidente Volodymyr Zelensky ha dichiarato di possedere solo l’1%.