MILANO - La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio della senatrice di Fratelli d’Italia ed ex ministra del Turismo Daniela Santanchè, insieme ad altre 14 persone e a una società, nell’ambito dell’inchiesta sui fallimenti di Ki Group, Ki Group Holding, Bioera e Umbria srl. 

Le accuse contestate a vario titolo comprendono bancarotta fraudolenta, falso in bilancio e truffa aggravata ai danni dello Stato. Sarà ora un giudice per l’udienza preliminare a valutare la richiesta della Procura e a decidere se disporre il processo. 

La richiesta è stata formulata dai pubblici ministeri Luigi Luzi e Guido Schininà, con il procuratore aggiunto Roberto Pellicano, al termine delle indagini condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza e chiuse a metà luglio. 

Oltre a Santanchè, tra le persone per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio figurano il figlio Lorenzo, l’ex compagno Giovanni Canio Mazzaro e la sorella Fiorella Garnero. 

Rispetto all’avviso di conclusione delle indagini, soltanto una posizione marginale è stata stralciata, con una richiesta di archiviazione presentata dopo l’interrogatorio dell’interessato. 

L’inchiesta riguarda la gestione di diverse società del settore biologico e alimentare riconducibili al gruppo Bioera-Ki Group, nelle quali Santanchè ha ricoperto incarichi dirigenziali. 

Secondo gli investigatori, alcune operazioni societarie sarebbero state effettuate nonostante le difficoltà economiche e finanziarie delle aziende. 

Tra le contestazioni figura la presunta distribuzione di dividendi per oltre 4,1 milioni di euro nel 2015 da parte di Ki Group Holding, quando la società, secondo l’accusa, si trovava già in una situazione di dissesto e presentava un risultato netto consolidato negativo. 

Gli inquirenti ipotizzano inoltre l’iscrizione di plusvalenze non effettive, in alcuni casi per importi vicini ai 12 milioni di euro. 

Un altro capitolo riguarda due finanziamenti bancari ottenuti nel 2020, per complessivi 2,4 milioni di euro, nell’ambito del programma denominato “Progettoimprese tv 2018”. 

Secondo la Procura, uno dei finanziamenti sarebbe stato utilizzato per finalità estranee al programma di investimento per il quale era stato concesso. 

Particolare attenzione è riservata anche al fallimento di Bioera, società della quale Santanchè è stata presidente dal 2012 al 2022. 

L’accusa sostiene che, tra il 2018 e il 2023, sarebbero stati distribuiti compensi ritenuti sproporzionati per oltre 2,1 milioni di euro, nonostante la perdita del capitale sociale registrata nel 2019 e le successive difficoltà di bilancio. 

Gli investigatori contestano inoltre presunte irregolarità contabili che avrebbero consentito di occultare la perdita integrale del capitale sociale. 

Nell’inchiesta compare anche una presunta truffa ai danni di Invitalia, l’agenzia nazionale per lo sviluppo d’impresa. 

Secondo i magistrati, nel 2021 sarebbero stati ottenuti indebitamente circa 3,3 milioni di euro sfruttando le misure di sostegno alle imprese introdotte durante la pandemia. 

La somma comprende un finanziamento di 2,7 milioni di euro e un credito d’imposta di 600mila euro che, secondo l’accusa, sarebbero stati concessi dopo aver indotto in errore Invitalia, in assenza dei requisiti previsti dalla normativa. 

Santanchè ha sempre respinto le contestazioni. Già dopo la chiusura delle indagini, i suoi difensori avevano ribadito che la senatrice aveva agito “con correttezza”. 

La parlamentare è coinvolta anche in altri due procedimenti giudiziari a Milano, distinti da quello relativo alle società del gruppo Bioera-Ki Group. 

Il primo riguarda il presunto falso in bilancio della società Visibilia, per il quale è già in corso un processo. Il secondo concerne un’ipotesi di truffa ai danni dell’Inps ed è fermo nella fase dell’udienza preliminare, in attesa di una pronuncia della Corte costituzionale. 

Per la nuova richiesta di rinvio a giudizio dovrà essere fissata nei prossimi giorni l’udienza preliminare.