WASHINGTON - “Abbiamo chiesto all’ambasciatrice Kimberly Guilfoyle di dimettersi. Le auguriamo ogni bene”. Con queste parole la nuova portavoce della Casa Bianca, Katie Zacharia, ha annunciato al suo primo briefing ufficiale con la stampa l’uscita di scena della diplomatica statunitense in Grecia. Si tratta di una svolta maturata dopo che lo stesso presidente Donald Trump, la notte precedente, aveva anticipato il proprio malcontento ai giornalisti dichiarando: “Stiamo valutando, non siamo contenti”. Una presa di posizione nettamente più dura rispetto alle reazioni di fine settembre, quando il presidente si era limitato a commentare di non sapere molto della vicenda e che la diplomatica era “stata sempre molto carina”. 

La richiesta di dimissioni investe una figura di primissimo piano dell’entourage conservatore e fedelissima di Trump, che nel dicembre del 2024 la volle alla guida della rappresentanza diplomatica di Atene definendola “un’amica e un’alleata” dotata di “grande esperienza e leadership nel settore giuridico, dei media e della politica”. La decisione giunge inoltre in un momento politico estremamente delicato per il presidente e per il Partito Repubblicano, alle prese con sondaggi complessi in vista delle imminenti elezioni di midterm. 

Ad accendere i riflettori sull’operato della cinquantasettenne ambasciatrice è stata un’inchiesta pubblicata a fine settembre dal Wall Street Journal, seguita dalle indagini interne condotte dal Dipartimento di Stato. Dagli accertamenti sono emersi rapporti poco chiari con imprenditori greci e statunitensi (in particolare una ditta di costruzioni e una società di lobbisti) che le avrebbero garantito viaggi di lusso in cambio di favoritismi. 

Secondo le ricostruzioni, durante lo svolgimento dei suoi compiti ufficiali Guilfoyle avrebbe promosso gli interessi commerciali di un’azienda greca e incoraggiato i governi di Paesi balcanici, quali Bulgaria e Albania, a collaborare con essa. L’inchiesta del quotidiano statunitense ha evidenziato anche varie gaffe diplomatiche: durante una cena ufficiale alla presenza del ministro dell’Energia greco, l’ambasciatrice avrebbe dichiarato apertamente che gli Stati Uniti possono influenzare i cambiamenti politici in altri Paesi, suscitando forte imbarazzo tra i commensali. Denunce sull’uso dell’incarico istituzionale per promuovere interessi privati erano state sollevate a più riprese anche da diversi esponenti del Partito Democratico. 

La rivelazione più compromettente è giunta la scorsa settimana con l’emersione di una serie di messaggi scambiati tramite l’applicazione Signal con un importante donatore repubblicano e finanziatore di Trump, Eric Deters. Pochi giorni prima dell’udienza al Senato per la conferma della sua nomina diplomatica, risalente al luglio 2025, Guilfoyle avrebbe chiesto a Deters di saldare un suo debito di 100mila dollari con l’American Express, offrendosi in cambio di sfruttare la propria influenza per aiutarlo a risolvere pendenze fiscali e legali e promettendogli accesso diretto all’amministrazione. 

“Tesoro, ti prego, ho bisogno che tu sbrighi questa cosa per me oggi stesso”, recitava uno dei testi inviati al donatore. In un altro passaggio, Guilfoyle rassicurava l’interlocutore sulla riservatezza del passaggio di denaro: “Non risulterà da nessuna parte se trasferisci il denaro ad American Express. Ti prego”. Deters ha successivamente dichiarato alla stampa di non aver mai effettuato il pagamento richiesto. 

La vicenda segna la caduta di una figura al centro della vita pubblica e politica statunitense da oltre due decenni. Prima di diventare la “cheerleader conservatrice del presidente Trump” sugli schermi di Fox News (come la definì il Washington Post nel 2018), Guilfoyle ha lavorato tra il 2000 e il 2004 come assistente procuratrice distrettuale a San Francisco. 

In quegli stessi anni è stata sposata con Gavin Newsom (all’epoca supervisore e poi sindaco della città, oggi governatore della California e possibile futuro candidato democratico alla presidenza). Nel settembre del 2004 la rivista Harper’s Bazaar dedicò loro un servizio fotografico definendoli “i nuovi Kennedy”, prima che la coppia chiedesse il divorzio nel gennaio successivo. 

Risale a quegli anni anche il legame con la famiglia Trump: dal 2018 al 2024 è stata la compagna di Donald Trump Jr. (con un fidanzamento ufficiale annunciato nel 2020), prima che la relazione si interrompesse pochi mesi prima della sua nomina ad Atene. 

Il periodo trascorso alla procura di San Francisco intrecciò la strada di Guilfoyle anche con quella di Kamala Harris, all’epoca impiegata nel medesimo ufficio. Tra le due nacque una forte rivalità professionale. Nel settembre del 2024, durante la campagna elettorale in cui Harris sfidava Trump dopo il ritiro di Joe Biden, Guilfoyle accusò pubblicamente l’ex vicepresidente di averle fatto una finta telefonata vent’anni prima: “Fece finta di essere un membro della commissione per le assunzioni, che non esisteva neanche”, dichiarò in un’intervista al New York Times, aggiungendo: “La conosco bene da oltre 25 anni e fatemi dire una cosa, fate tutto il possibile per lasciarla fuori dalla Casa Bianca”. Una ricostruzione che Harris ha sempre smentito categoricamente.