LONDRA - Il primo ministro britannico Keir Starmer ha respinto con fermezza le richieste di dimissioni legate allo “scandalo Mandelson”, il caso diplomatico e politico che sta paralizzando il governo laburista. Al centro della bufera vi è la nomina di Lord Peter Mandelson ad ambasciatore negli Stati Uniti, avvenuta nonostante il veterano del New Labour non avesse superato i massimi controlli di sicurezza nazionale. 

La crisi ha subito un’accelerazione drammatica con le dimissioni di Sir Olly Robbins, sottosegretario permanente al Ministero degli Esteri e capo del servizio diplomatico. Robbins è stato rimosso dopo che è emerso che il suo dipartimento non aveva informato il primo ministro del parere negativo dell’intelligence sulla nomina di Mandelson. 

Da Parigi, dove si trova per la conferenza sulla sicurezza nello Stretto di Hormuz, Starmer si è detto “assolutamente furioso”, definendo l’omissione “imperdonabile e sconvolgente”. Il primo ministro ha inoltre aggiunto che “Non solo non ne sono stato informato io, ma nessun ministro ne è stato informato. È inaccettabile che il Primo Ministro, che effettua la nomina, non venga avvertito del fallimento dei controlli di sicurezza”. 

Peter Mandelson, 72 anni e storico architetto della svolta blairiana degli anni ‘90 noto come il “Principe delle Tenebre”, era stato nominato ambasciatore a Washington nel dicembre 2024, per poi essere rimosso nove mesi dopo a seguito delle rivelazioni sui suoi legami con il finanziere Jeffrey Epstein.  

Documenti del Dipartimento di Giustizia statunitense indicano che Mandelson avrebbe soggiornato nella casa di Epstein a New York mentre quest’ultimo era in prigione. Inoltre, avrebbe ricevuto pagamenti per 75.000 dollari tra il 2003 e il 2004, sebbene l’interessato neghi ogni addebito e affermi di non averne memoria.  

Il Guardian ha rivelato che il Ministero degli Esteri ha concesso il nulla osta nel gennaio 2025 nonostante il parere negativo dell’ufficio responsabile del developed vetting, il controllo di massimo livello necessario per accedere a informazioni top secret. Questa circostanza ha alimentato l’accusa di aver ingannato il Parlamento contro Starmer, il quale aveva assicurato ai Comuni che la procedura era avvenuta nel pieno rispetto delle norme. Qualora emergesse che il primo ministro fosse a conoscenza del parere negativo, la violazione del codice ministeriale renderebbe inevitabili le sue dimissioni.  

Mentre Downing Street attribuisce ora la colpa a Robbins, è stata avviata un’indagine urgente e la Commissione Affari Esteri, presieduta dalla laburista Emily Thornberry, si è dichiarata ufficialmente ingannata dai vertici del Ministero degli Esteri. 

L’opposizione non accetta la versione del “primo ministro ignaro”: la leader dei Tory, Kemi Badenoch, ha assicurato alla BBC che “tutte le strade portano alle dimissioni di Starmer”. Secondo Badenoch, la versione del primo ministro incappa in una “disonestà deliberata”: o ha mentito sulla regolarità delle procedure originarie, o ha mentito sul momento esatto in cui ha appreso della bocciatura di Mandelson. 

Starmer ha annunciato che lunedì si presenterà alla Camera dei Comuni per “esporre tutti i fatti rilevanti in piena trasparenza”. Nel frattempo, il Ministero degli Esteri sta lavorando con urgenza per ricostruire la catena di comando che ha permesso a un uomo considerato un “rischio per la sicurezza nazionale” di rappresentare il Regno Unito a Washington.