TEHERAN - In un annuncio che ha provocato l’immediato calo del prezzo del petrolio, il Ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato la riapertura dello Stretto di Hormuz a tutte le navi commerciali e petroliere fino al prossimo 21 aprile. La decisione, coordinata con l’Organizzazione portuale e marittima di Teheran, giunge in concomitanza con la tregua in Libano, garantendo il libero transito lungo le rotte strategiche attraverso cui passa il 20% del greggio mondiale.
Il presidente statunitense Donald Trump ha accolto la notizia con una serie di post su Truth, spingendosi ad affermare che l’Iran avrebbe accettato di non utilizzare mai più lo Stretto come “un’arma contro il mondo”. Trump ha inoltre rivelato che, con il supporto tecnologico degli Stati Uniti, Teheran ha avviato le operazioni di sminamento delle acque.
Tuttavia, il clima di distensione non ha scalfito la strategia di pressione di Washington: il Presidente ha infatti precisato che il blocco navale statunitense rimarrà pienamente operativo fino alla conclusione definitiva dei negoziati. Trump ha inoltre colto l’occasione per ribadire che l’accordo non è subordinato alla situazione libanese e ha lanciato una durissima stoccata alla Nato, definendola una “tigre di carta” inutile durante l’emergenza e invitando gli alleati a “stare alla larga” ora che la crisi sembra in via di risoluzione.
Mentre i canali diplomatici lavorano per una pace duratura, emergono i dettagli di un documento di tre pagine che potrebbe porre fine alle ostilità. Il cuore della trattativa riguarda il futuro del programma atomico iraniano: Washington chiede il trasferimento di tutte le scorte di uranio negli Stati Uniti, inclusi i 440 chili arricchiti al 60% (pericolosamente vicini alla soglia militare del 90%).
Sebbene la Repubblica Islamica avesse inizialmente proposto la diluizione del materiale in patria sotto monitoraggio internazionale, l’ipotesi attuale prevede il coinvolgimento di un paese terzo per lo stoccaggio. Trump, tuttavia, ha smentito l’idea di un trasferimento pacifico in toni bellicosi, sostenendo che gli Stati Uniti si limiteranno a “prendersi tutta la polvere nucleare” prodotta dai bombardieri B-2 durante i raid della scorsa estate.
Parallelamente al dossier nucleare, resta l’incertezza sul fronte economico. Secondo indiscrezioni riportate da Axios, i negoziati avrebbero individuato in 20 miliardi di dollari la cifra necessaria a sbloccare i beni iraniani congelati, un compromesso tra i 6 miliardi offerti inizialmente dagli Usa e i 27 richiesti da Teheran.
Nonostante le fonti diplomatiche parlino di un possibile accordo imminente per l’acquisto di beni di prima necessità (cibo e medicinali), Trump ha categoricamente negato ogni transazione finanziaria: “Non ci sarà alcuno scambio di denaro, in nessuna forma”, ha assicurato, mantenendo alta la tensione sul capitolo delle compensazioni economiche mentre il mondo osserva con cautela la ripresa dei traffici nel Golfo.