ROMA - Prima la risposta per le rime a Claudio Ranieri. Poi le lacrime nel ricordare l’esperienza a Bergamo. Se non fosse stato per il preambolo e il finale, la conferenza stampa di Gian Piero Gasperini alla vigilia di Roma-Atalanta (domani, ore 20:45 all’Olimpico) sarebbe stata tutto sommato ordinaria amministrazione. E invece è stata un’altalena di umori nella settimana più difficile da quando è nella Capitale.

Non per i risultati, visto che il 3-0 contro il Pisa del turno precedente ha rimesso in carreggiata la sua Roma nella corsa Champions, ma per le parole pronunciate venerdì scorso dall’advisor dei Friedkin che aveva tirato in ballo il tecnico sulle strategie di mercato, con una frecciatina anche sulla scelta di affidargli l’incarico (“Tre allenatori non sono voluti venire e la società ha puntato su di lui”).

“Per me è stata una sorpresa incredibile, è stata inaspettata - ha detto Gasperini aprendo la conferenza prima di rispondere alle domande dei giornalisti -. In tanti mesi non avevo mai percepito questa sensazione e questi toni da parte di Ranieri, sia nelle conferenze sia nei rapporti diretti. Da quel momento mi sono solamente preoccupato di non rispondere e di cercare di non creare nessun tipo di danno e difficoltà alla squadra, anche per rispetto del pubblico”.

“È evidente che, mio malgrado, ho subito tutto questo impatto mediatico che c’è stato, ma per me e per la squadra non devono esserci alibi - ha aggiunto Gasperini -. Quella di domani è una partita importantissima per tutte e due le squadre, più per noi, sicuramente. E noi la concentrazione l’abbiamo cercata di spostarla solo ed esclusivamente sul piano tecnico, sul piano della gara, e nel tentativo, per me, fondamentale di non creare né alibi né di arrecare danni alla squadra e alla nostra gente. Questo è stato l’unico mio obiettivo”.

Da qui la richiesta di parlare solo della partita. Alla fine, però, quando apre l’album dei ricordi gli occhi diventano lucidi: “L’anomalia dell’Atalanta è stata che per nove anni ha giocato in Europa con le migliori squadre italiane e europee, facendo utili tutti gli anni - ha detto ricordando il periodo dal 2016 al 2025 -. Questa è stata la cosa straordinaria, chiaramente molto per merito di una società capacissima a operare in sintonia con l’allenatore. Poi questa sintonia è venuta un po’ meno, un po’ perché la proprietà è cambiata e forse anche perché non c’era più il papà al quale ero molto legato...”, in riferimento al rapporto con Antonio Percassi, attuale presidente della Dea ma affiancato ormai dal 2022 da Stephen Pagliuca e soci che hanno acquisito il 55% della sub-holding che controlla il club.

Qui la voce si spezza e la conferenza si conclude anzitempo, facendo scivolare sullo sfondo una sfida decisiva per la corsa al quarto posto, con la Roma a -3 dalla Juventus. “L’Atalanta è una squadra da Champions e se la battiamo siamo autorizzati a giocarla”, aveva spiegato in precedenza Gasp che deve fare i conti con l’infermeria. Mancini è recuperato, mentre Wesley va verso il forfait anche “se lui sente di poter giocare, effettua tiri e sprint, ma per i medici ci sono rischi”. Tra i temi d’attualità, infatti, ci sono anche le presunte tensioni con lo staff sanitario:

“A volte si innescano delle discussioni e anche delle problematiche, ma è abbastanza normale. Di lì a fare tutto un altro tipo di discussione ce ne passa. Se il medico dice di no, io non posso far nulla. Mi sono sempre attenuto alle indicazioni e non ho mai forzato”.

Poi ancora una nota di nostalgia: “Sono stato otto anni a Genova e nove anni all’Atalanta, vuol dire che forse non sono una persona così brutta e forse non è così difficile lavorare con me tanti anni. A volte possono esserci dei punti di vista diversi, però sempre nei limiti”. Un altro messaggio forte a tutto il mondo Roma.