LONDRA – Il più alto funzionario del ministero degli Esteri britannico è pronto a lasciare l’incarico dopo che il primo ministro Keir Starmer ha perso fiducia in lui, nel pieno di una controversia legata ai controlli di sicurezza sull’ex ambasciatore Peter Mandelson.

Secondo fonti vicine al dossier, Olly Robbins, figura chiave del Foreign Office, pagherà le conseguenze del caso che ha esposto gravi falle nel sistema di verifica interna. La vicenda ha rapidamente assunto una dimensione politica, mettendo sotto pressione il governo Laburista.

Al centro dello scontro c’è la nomina di Mandelson, 72 anni, finita sotto i riflettori dopo la rivelazione che non aveva superato i controlli di sicurezza prima di assumere l’incarico. Nonostante ciò, gli era stata comunque concessa l’autorizzazione, contro il parere degli organi competenti.

Il governo ha chiarito che né Starmer né altri ministri erano stati informati della decisione. “Né il primo ministro né membri dell’esecutivo erano a conoscenza che il nulla osta fosse stato concesso contro il parere dei servizi di sicurezza”, ha dichiarato un portavoce.

La responsabilità, secondo la versione ufficiale, ricadrebbe su funzionari interni al ministero. Una spiegazione che però non ha placato le critiche, anzi ha alimentato dubbi sulla gestione politica dell’intera vicenda.

Il caso è reso ancora più delicato dalle accuse che coinvolgono Mandelson, al momento sotto indagine per presunta diffusione di documenti governativi a Jeffrey Epstein. L’ex ambasciatore non ha commentato pubblicamente, mentre i suoi legali non hanno fornito risposte alle richieste dei media.

Starmer ha chiesto scusa per la nomina, ma ha difeso la propria posizione, promettendo la pubblicazione dei documenti sul processo decisionale. Allo stesso tempo ha accusato Mandelson di aver costruito una “serie di menzogne” sui suoi rapporti con Epstein.

L’opposizione è passata all’attacco. La leader conservatrice Kemi Badenoch ha accusato il primo ministro di aver fuorviato il parlamento, mentre Nigel Farage ha chiesto apertamente le dimissioni di Starmer, sostenendo che abbia mentito sulle verifiche effettuate.

Se fosse dimostrato che il premier ha fornito informazioni non corrette al parlamento, si aprirebbe una crisi politica diretta, con possibili conseguenze sul suo mandato.

Intanto, il governo ha avviato una revisione urgente del sistema di controlli di sicurezza, ammettendo la necessità di correggere le debolezze emerse. Il caso Mandelson si conferma così come uno dei più delicati per l’esecutivo, destinato a pesare sul dibattito politico nelle prossime settimane.