WASHINGTON - Non è insolito che Donald Trump riceva critiche dai leader cattolici. In passato, le sue politiche restrittive sull’immigrazione avevano già suscitato dure condanne, creando una frattura tra la gerarchia ecclesiastica e la base cattolica statunitense, storicamente più orientata a destra. Tuttavia, lo scontro delle ultime ore segna un punto di rottura senza precedenti: l’attacco frontale contro Papa Leone XIV e la diffusione di un’immagine generata dall’IA che ritrae Trump come una figura cristologica hanno alienato persino i suoi alleati più conservatori. 

Il cuore del conflitto è teologico e riguarda la guerra in Iran. Il vicepresidente JD Vance e lo Speaker della Camera Mike Johnson hanno tentato di sfidare il Pontefice sul suo stesso terreno, evocando la millenaria tradizione della “dottrina della guerra giusta”. Secondo Vance, il Papa dovrebbe “prestare attenzione” quando parla di teologia, poiché la Chiesa giustifica l’uso delle armi in determinate circostanze. 

Tuttavia, la posizione ufficiale della Chiesa, codificata nel Catechismo, è molto più restrittiva. Secondo il vescovo James Massa, della Conferenza episcopale statunitense, Leone XIV sta applicando correttamente la dottrina: una guerra è “giusta” solo se difensiva, come risposta a un danno “grave e certo” e dopo che ogni via diplomatica è fallita. Criteri che la guerra di aggressione di Trump contro l’Iran fatica a soddisfare, nonostante i tentativi della Casa Bianca di presentarla come una missione per neutralizzare la minaccia atomica di Teheran. 

La tensione è esplosa dopo le celebrazioni di Pasqua, quando il Papa ha citato le Scritture affermando che Dio “non ascolta la preghiera di chi fa la guerra perché le sue mani grondano sangue”. Trump ha reagito con argomenti insoliti, definendo il Pontefice “troppo liberale” e “poco incisivo sul crimine”, un’accusa singolare per un leader religioso che non si occupa di ordine pubblico. 

Questi attacchi, uniti alla controversa immagine “messianica” su Truth, hanno spinto anche figure conservatrici come il vescovo Joseph Strickland a prendere le distanze: “Prego affinché la gente capisca che non dobbiamo cercare la guida in un leader nazionale o in chi possiede più armi, ma in Cristo”. 

Questa disputa teologica ha un peso politico immenso. Gli Stati Uniti contano oltre 50 milioni di elettori cattolici; nel 2024, il 59% di loro ha votato per Trump. Tuttavia, lo scontro con il primo Papa statunitense della storia sta erodendo questo consenso. 

Secondo i sondaggi di fine marzo, per la prima volta il sostegno dei cattolici per Trump è sceso sotto la soglia del 50%. Con le elezioni di metà mandato in autunno, l’amministrazione rischia di pagare caramente la sfida aperta al Vaticano, trasformando quello che era un bacino di voti sicuro in un terreno di scontro incerto e ostile.