CANBERRA – La solidità delle finanze pubbliche australiane non è al momento in discussione, ma livelli di spesa vicini ai massimi storici potrebbero diventare problematici se l’economia smettesse di trarre vantaggio dalle forti entrate fiscali degli ultimi anni.
A sollevare la questione è S&P Global Ratings, che ha recentemente confermato il rating sovrano AAA del Commonwealth ma ha individuato alcuni rischi di medio e lungo periodo.
Nell’esercizio 2025-26, la spesa del governo federale ha raggiunto il 26,9 per cento del prodotto interno lordo, il livello più alto degli ultimi quarant’anni se si esclude il periodo della pandemia.
Martin Foo, analista principale di S&P Global Ratings, ha spiegato che nell’immediato la situazione resta gestibile grazie a un gettito fiscale particolarmente elevato.
Le entrate tributarie hanno infatti raggiunto il 24,1 per cento del PIL, quota superata soltanto nel 2004-05 e nel 2005-06, all’inizio del boom minerario.
Il problema, secondo Foo, è che una parte consistente dell’aumento della spesa ha carattere strutturale. Difesa, assistenza agli anziani, previdenza sociale e interessi sul debito sono destinati a restare componenti importanti dei conti dello Stato.
“Sembrano tutte spese destinate a rimanere, e questo potrebbe diventare un problema se diminuissero le entrate straordinarie”, ha osservato.
Un calo dei prezzi delle materie prime o un improvviso aumento della disoccupazione potrebbe ridurre le entrate derivanti dalle imposte sulle società e sui redditi.
L’economista Chris Richardson ha richiamato lo stesso rischio, osservando che assumere impegni permanenti sulla base di entrate temporaneamente elevate rappresenta uno degli errori più ricorrenti nella gestione dei bilanci pubblici.
S&P ha inoltre sottolineato che una spesa governativa elevata può complicare il compito della Reserve Bank of Australia (RBA).
Secondo Foo, politica monetaria e politica fiscale si trovano in alcuni casi a operare in direzioni opposte, con la RBA impegnata a raffreddare la domanda per contenere l’inflazione.
La governatrice Michele Bullock ha recentemente attribuito il rialzo dei prezzi soprattutto ai limiti della capacità produttiva interna, pur riconoscendo l’impatto del conflitto in Medio Oriente.
Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha invece sottolineato che la crescita della domanda pubblica si è dimezzata nell’ultimo anno, mentre quella privata è triplicata.
Bullock ha indicato nella stagnazione della produttività uno dei principali problemi strutturali dell’economia.
Un rapporto realizzato da Mandala per l’Australian Institute of Company Directors sostiene inoltre che l’eccesso di regolamentazione abbia contribuito a frenare la produttività. Secondo lo studio, riportare il peso normativo ai livelli degli anni Duemila potrebbe aggiungere almeno 20 miliardi di dollari l’anno all’economia.
Il CEO dell’istituto, Mark Rigotti, ha invitato a un confronto nazionale sul livello di rischio che il Paese è disposto ad accettare, mettendo in guardia dalle conseguenze di una continua espansione delle regole senza valutarne adeguatamente gli effetti economici di lungo periodo.