DAMASCO – Un gruppo di donne e minori australiani legati allo Stato Islamico resta bloccato in Siria, mentre si intensifica lo scontro di versioni tra le autorità locali e il governo Albanese.

Secondo il ministero dell’Informazione siriano, l’Australia avrebbe rifiutato di accogliere quattro donne e nove minori che nei giorni scorsi avevano lasciato il campo di detenzione di al-Roj, nel nord-est del Paese. Il gruppo aveva raggiunto Damasco dopo un viaggio di oltre 500 chilometri, con l’intenzione di imbarcarsi su un volo diretto in Australia.

Le autorità siriane affermano che il ministero degli Esteri è stato informato che “il governo australiano ha rifiutato di riceverli”. Una posizione che, secondo Damasco, ha di fatto bloccato il trasferimento, lasciando le famiglie in attesa di una soluzione “che può essere trovata solo attraverso il coordinamento internazionale”.

Da Canberra pervengono però dichiarazioni più caute. Il primo ministro Anthony Albanese ha ribadito che il governo “non sta fornendo alcun aiuto per il rimpatrio e nessuna assistenza a queste persone”. Una linea confermata anche dal ministro degli Esteri Penny Wong, che ha sottolineato come la posizione dell’esecutivo sia “chiara” e invariata.

Il nodo resta quindi aperto: da un lato, la Siria sostiene che l’Australia abbia di fatto chiuso la porta al rientro; dall’altro, il governo australiano evita di confermare un rifiuto formale, limitandosi a escludere qualsiasi coinvolgimento operativo.

Le donne e i minori fanno parte di un gruppo più ampio di 34 cittadini australiani – 11 donne e 23 minori – rimasti per anni nei campi dopo la caduta del califfato dell’ISIS nel 2019. Alcuni di loro avrebbero ottenuto passaporti tramite canali legali, ma restano dubbi su come siano stati organizzati i documenti e i viaggi.

Un precedente tentativo di rientro, a febbraio, era fallito per motivi tecnici. Inoltre, almeno una delle donne è stata raggiunta da un ordine temporaneo di esclusione, mentre per le altre non esistono strumenti legali immediati per impedire il rilascio dei documenti.

Sul piano politico, il tema divide. Governo e opposizione condividono una linea restrittiva, mentre i Verdi e alcune organizzazioni umanitarie chiedono il rientro dei minori in condizioni di sicurezza.

Intanto, sul terreno, la situazione resta sospesa: documenti pronti, voli ipotizzati, ma nessuna partenza. E soprattutto, nessuna decisione definitiva.