CANBERRA – Il governo australiano ha presentato alla Camera dei Rappresentanti il disegno di legge destinato a ridurre la presenza della pubblicità del gioco d’azzardo, una riforma attesa da tempo ma già al centro di forti contestazioni, con opposizione, indipendenti e parte della stessa maggioranza che chiedono misure molto più incisive.

La ministra delle Comunicazioni, Anika Wells, ha illustrato il provvedimento definendolo una riforma “significativa” e “di forte impatto”, sostenendo che le attuali regole non riflettono più le aspettative della comunità australiana.

“Le restrizioni sulla pubblicità del gioco d’azzardo non hanno tenuto il passo con ciò che gli australiani si aspettano - ha dichiarato Wells alla Camera -. Le persone vedono troppi annunci, soprattutto durante i programmi per famiglie, quelli dedicati ai bambini e le dirette sportive. Per chi non vuole giocare né essere esposto a queste pubblicità, gli annunci sono diventati costanti e praticamente impossibili da evitare”.

Il disegno di legge introduce una serie di limitazioni destinate a ridurre l’esposizione dei minori e delle famiglie.

Tra le principali misure figurano il divieto di pubblicità del gioco d’azzardo durante alcune fasce della programmazione televisiva diurna e della prima serata, la limitazione degli spot radiofonici negli orari di ingresso e uscita dalle scuole, nuove restrizioni durante le dirette sportive e il divieto di utilizzare ex atleti e altri personaggi pubblici per promuovere piattaforme di scommesse attraverso podcast e social media.

Sono inoltre previste limitazioni agli annunci rivolti ai minori di 18 anni sulle piattaforme digitali e il divieto di pubblicità negli stadi e sulle maglie delle squadre sportive.

Il governo sostiene che il pacchetto rappresenta un equilibrio tra la tutela dei consumatori e gli interessi economici dei settori coinvolti, ma proprio questa impostazione viene contestata da numerosi parlamentari.

Tra le critiche più dure figura quella del deputato indipendente Andrew Wilkie, storico sostenitore di una stretta radicale sul settore.

Durante la seduta parlamentare Wilkie ha tentato senza successo di sospendere i lavori per presentare una mozione di condanna nei confronti del governo, accusandolo di aver ceduto alle pressioni dell’industria del gioco.

Le critiche non arrivano soltanto dagli indipendenti. Anche numerosi esponenti del Partito Liberale chiedono al governo di rafforzare il provvedimento.  La deputata Zoe McKenzie, tra i firmatari di una lettera aperta indirizzata all’esecutivo insieme all’ex primo ministro John Howard, ritiene che il governo abbia ignorato gran parte delle raccomandazioni formulate dall’inchiesta parlamentare presieduta dalla compianta deputata laburista Peta Murphy.

Anche il deputato liberale Simon Kennedy, uno dei principali promotori della riforma, chiede misure più severe soprattutto sulle piattaforme digitali.

Secondo Kennedy, i servizi di streaming dovrebbero adottare un sistema nel quale gli utenti visualizzano pubblicità sul gioco soltanto dopo aver espresso esplicitamente il proprio consenso.

Pur sostenendo il provvedimento del governo, anche alcuni deputati laburisti ritengono che il testo possa essere ulteriormente rafforzato.

Louise Miller-Frost, che faceva parte della commissione parlamentare guidata da Peta Murphy, ha definito il disegno di legge “un importante passo avanti”, ma ha chiesto ulteriori interventi contro le pratiche promozionali utilizzate dagli operatori del settore.

In particolare, la deputata propone di vietare gli incentivi economici, bonus, offerte e promozioni, utilizzati per convincere gli scommettitori a tornare a giocare.

La riforma arriva tre anni dopo l’inchiesta parlamentare che aveva raccomandato un divieto quasi totale della pubblicità del gioco d’azzardo online. Il governo Albanese ha però scelto una strada più graduale, cercando un compromesso tra le richieste delle associazioni per la salute pubblica e le forti resistenze dell’industria delle scommesse, delle emittenti televisive e delle organizzazioni sportive, che dipendono in larga misura dalle sponsorizzazioni del settore.