PERTH - Il numero di persone sottoposte a perquisizione intima dalla polizia del Western Australia è più che raddoppiato in tre anni, secondo dati diffusi in Parlamento, alimentando accuse di discriminazione razziale e violazioni dei diritti umani.

Nel 2021-22, la WA Police ha effettuato 24.246 perquisizioni con rimozione degli indumenti. Nel 2024-25 il numero è salito a 49.362, con un aumento superiore al 50%. Quasi tutte le perquisizioni sono avvenute in una stazione di polizia o in una struttura di custodia temporanea.

Il dato più contestato riguarda la composizione delle persone perquisite. Più di 24mila di quelle sottoposte alla procedura nel 2024-25 erano aborigene, poco più della metà del totale, nonostante gli aborigeni rappresentino il 3,3% della popolazione del Western Australia.

L’avvocata per i diritti umani e donna Noongar Hannah McGlade ospite di 102.5 ABC Perth ha detto che la sovrarappresentazione degli aborigeni, comprese le donne aborigene, pone una questione di discriminazione e possibile profilazione razziale. WA Police respinge con fermezza questa accusa.

Anche i minori sono coinvolti. Nei primi undici mesi e mezzo del 2025-26, 1.354 persone sotto i 18 anni sono state sottoposte a perquisizione intima, un numero leggermente superiore rispetto al periodo precedente. La commissaria del WA per minori e giovani, Jacqueline McGowan-Jones, ha definito la pratica una fonte di vergogna e trauma e una violazione dei diritti umani. Ha suggerito l’uso di scanner corporei come alternativa, ricordando che un dispositivo è disponibile alla Perth Watch House.

L’avvocato penalista John Hammond ha spiegato che la polizia può effettuare una perquisizione intima in base al Criminal Investigation Act quando sospetta con ragionevolezza che una persona abbia qualcosa di rilevante per un reato. Ha però definito la pratica una grave intrusione nei diritti individuali, soprattutto perché può comportare l’ispezione di aree genitali, anali, glutei e seno. Secondo Hammond, servono linee guida estremamente chiare e cautela rigorosa; nel mondo legale, ha aggiunto, molti ritengono che queste perquisizioni non dovrebbero avvenire affatto.

Il commissario della WA Police, Col Blanch, ha giustificato l’aumento dei casi sostenendo che riflette un numero più alto di arresti. Secondo Blanch, quando una persona entra in custodia nel Western Australia, una perquisizione di quel tipo viene effettuata quasi sempre. Ha collegato l’incremento degli arresti a un miglioramento della capacità investigativa, sostenendo che la polizia risolve molti più reati grazie a tecnologia e risorse operative.

La WA Police ha dichiarato che età, sesso e razza non sono fattori nella decisione di effettuare una perquisizione, e che la pratica risponde a esigenze di sicurezza per detenuti, agenti, personale di custodia e altre persone trattenute. Non ha però potuto indicare il tasso di ritrovamento di droga, armi o altro contrabbando grazie a queste perquisizioni.

Il nodo resta quello della proporzione. La polizia parla di volumi di custodia. I critici vedono una procedura invasiva applicata in modo troppo ampio e con effetti pesanti su comunità già sovrarappresentate nel sistema penale.