VARESE - Sono iniziate poco dopo le 13 all’ospedale di Gallarate, in provincia di Varese, le autopsie sui corpi di Gianluca Benedetti e Federico Gualtieri, due dei cinque sub morti durante l’immersione nella grotta sommersa di Alimathà, alle Maldive.
Verranno poi eseguiti anche gli esami autoptici su Monica Montefalcone, docente dell’Università di Genova, sulla figlia Giorgia Sommacal e sulla ricercatrice Muriel Oddenino.
Gli accertamenti rappresentano uno dei passaggi centrali dell’inchiesta aperta dalla Procura di Roma per omicidio colposo plurimo.
L’obiettivo è chiarire definitivamente le cause della morte dei cinque subacquei e verificare eventuali responsabilità nell’organizzazione dell’immersione nella cosiddetta “Grotta degli squali”, a oltre 60 metri di profondità.
Gli investigatori attendono anche gli esiti delle analisi sulle GoPro e sulle action cam recuperate dal rescue team finlandese intervenuto dopo la tragedia, i cui filmati potrebbero aiutare a ricostruire gli ultimi minuti dell’immersione e capire perché il gruppo sia finito in un vicolo cieco nella parte più remota della grotta sommersa, dove sarebbero rimasti intrappolati.
Parallelamente proseguono le indagini delegate alla squadra mobile di Genova, che sta acquisendo documenti e testimonianze.
Tra i punti da chiarire c’è anche la natura della missione affidata dall’Università di Genova alla professoressa Montefalcone, visto che l’ateneo ha sostenuto che “l’attività di immersione subacquea non rientrava in alcun modo nelle attività previste dalla missione scientifica”, ma sarebbe invece stata svolta “a titolo personale”. Una versione contestata dalle famiglie delle vittime.
“Certamente Federico era lì per questa crociera scientifica insieme agli altri. L’università di Genova si chiama fuori ma lo vedremo. Faremo tutte le verifiche del caso”, ha dichiarato l’avvocato Antonello Riccio, legale dei familiari di Gualtieri.
Dubbi vengono sollevati anche dai legali della famiglia di Montefalcone e Sommacal.
Nei giorni scorsi, inoltre, i profili della docente e di Oddenino erano stati rimossi dal sito dell’Università di Genova, circostanza che ha sollevato le proteste dei familiari delle vittime.
L’Università di Genova ha precisato però che non si è trattato di una scelta volontaria ma di “una procedura amministrativa ordinariamente applicata” dal sistema informatico dopo l’inserimento della notizia del decesso.”