ROMA - La riforma della legge elettorale approda domani all’esame dell’Aula della Camera dei Deputati e, pur non essendo presenti, al momento, emendamenti formali che riguardino la Circoscrizione Estero, riaccende il dibattito sul futuro della rappresentanza politica degli oltre sette milioni di italiani residenti fuori dai confini nazionali.

Negli ultimi mesi, infatti, all’interno della maggioranza sono emerse ipotesi e proposte politiche che ipotizzano una revisione dell’attuale assetto della rappresentanza degli italiani all’estero, fino all’eventuale accorpamento delle quattro ripartizioni della Circoscrizione Estero. Allo stato attuale, tuttavia, tali ipotesi non si sono tradotte in emendamenti depositati o pubblicati nell’ambito del provvedimento all’esame della Camera.

Questo, ovviamente, non esclude che il tema possa riemergere nel corso della discussione parlamentare o attraverso eventuali emendamenti presentati direttamente in Aula. Tra le ipotesi circolate vi è quella di ridurre da quattro a due, Europa ed Extra Europa, le ripartizioni della Camera e di istituire un collegio unico mondiale per l’elezione dei senatori della Circoscrizione Estero. Penalizzata, se questa ipotesi dovesse diventare parte della riforma, la rappresentanza parlamentare per il Nord America e per la ripartizione che comprende l’Australia. Il dibattito attuale tra l’altro si inserisce in un contesto già molto mutato negli ultimi anni. Con la riforma costituzionale confermata dal referendum del 2020, infatti, la rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero è stata ridotta da 18 a 12 eletti: i deputati sono passati da 12 a 8 e i senatori da 6 a 4. Una scelta che già allora è risuonata nelle nostre comunità italiane come un ridimensionamento della rappresentanza istituzionale, proprio in coincidenza con il numero degli iscritti all’AIRE che continua a crescere.

Sul tema è intervenuto con toni duri il deputato del Pd eletto nella ripartizione AAOA, l’onorevole Nicola Carè, che ha espresso la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di riduzione delle ripartizioni. “Gli italiani all’estero non possono essere ricordati solo quando conviene e poi messi sistematicamente in secondo piano quando si parla di diritti, rappresentanza e partecipazione democratica. Ridurre le circoscrizioni estere significherebbe colpire milioni di cittadini italiani che vivono fuori dai confini nazionali ma che continuano ad amare, sostenere e rappresentare l’Italia nel mondo”, ha dichiarato.

Secondo Carè, l’eventuale accorpamento delle circoscrizioni rappresenterebbe “l’ennesimo schiaffo” alle comunità italiane all’estero, che già affrontano quotidianamente difficoltà per “servizi consolari insufficienti, distanze enormi, difficoltà amministrative e una politica nazionale che troppo spesso si ricorda di loro solo a parole. Gli italiani nel mondo non sono un problema da comprimere, ma una ricchezza da rispettare”.

Il parlamentare del Partito democratico ha sottolineato inoltre che “pensare di rappresentare continenti, Paesi, comunità diversissime e milioni di connazionali con circoscrizioni sempre più grandi e sempre più lontane dagli elettori significa svuotare la rappresentanza del suo significato reale”, ricordando come il rapporto tra eletto ed elettore non è un mero tema burocratico, ma costituisce “il cuore della democrazia”.

Il deputato dem ha infine assicurato battaglia qualora, nel corso dell’iter parlamentare dovessero essere presentate modifiche alla circoscrizione Estero. “Non accetteremo colpi di mano, scorciatoie o emendamenti calati dall’alto . La rappresentanza degli italiani all’estero non si tocca nelle stanze chiuse e non si sacrifica per convenienze politiche di parte. Chi pensa di cancellare voce e dignità ai nostri connazionali nel mondo sappia che troverà una opposizione ferma, dura e determinata”.

“Da deputato eletto all’estero - ha concluso Carè - difenderò con ogni mezzo il diritto degli italiani nel mondo a essere rappresentati davvero. Basta considerarli cittadini di seconda fascia. Gli italiani all’estero sono Italia, sono parte viva della Repubblica e meritano rispetto, ascolto e piena dignità costituzionale”.