TEL AVIV – Dentro la Linea Gialla nel sud del Libano le truppe dell’Idf si stanno dando il cambio, nessun ordine di ritiro è ancora arrivato dagli alti comandi.
Il piano di bonifica del terreno, dai tunnel zeppi di armi alle abitazioni civili usate da Hezbollah come basi di lancio di ordigni, è proseguito sabato con droni lanciati dall’Iaf (l’Aeronautica israeliana) sui villaggi di Tebnine, Majdal Zoun e al-Mansouri. Dove l’esercito ha riferito di aver colpito terroristi dell’organizzazione sciita filo-Iran mentre “trasferivano missili anticarro all’interno di una struttura dentro la Zona di Sicurezza’’.
Nel frattempo, a Beirut, ha riferito France Presse, una delegazione militare statunitense ha incontrato i comandanti dell’esercito libanese per discutere del ritiro di Tsahal dalle ‘zone pilota’ designate nell’accordo quadro siglato il 26 giugno a Washington dagli ambasciatori libanese e israeliano, con la supervisione americana.
I colloqui avvengono in vista del nuovo ciclo di negoziati che si dovrebbero tenere a Roma tra due settimane (inizialmente erano stati fissati per il 15 e il 16 luglio), dove Beirut ha confermato la sua partecipazione, come hanno dichiarato fonti informate libanesi. Gli incontri sembrano essere slittati in previsione della visita a Washington del presidente libanese Joseph Aoun tra dieci giorni per un incontro con Donald Trump.
Secondo Yedioth Ahronot, i funzionari statunitensi stanno ancora valutando la possibilità di un trilaterale tra il presidente Usa, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e Aoun, “ma la parte libanese si oppone fermamente a un faccia a faccia con il premier israeliano. Trump potrebbe cercare di esercitare pressioni affinché l’incontro abbia luogo. Tuttavia non è stata ancora fissata una data per la visita di Netanyahu negli Usa, anche se si è parlato della “prossima settimana”.
Diversi analisti sottolineano sui media mediorientali che un incontro faccia a faccia tra Aoun e Netanyahu difficilmente sarebbe accettato da quella parte della società libanese che da sempre considera Israele un Paese nemico. Oltre ai fondati timori che la storia libanese possa ripetersi mettendo gravemente a rischio la vita del presidente Aoun e dei suoi familiari.
Nonostante l’accordo quadro abbia portato a uno storico riconoscimento reciproco tra i due Paesi, “la delegazione militare americana ha avviato incontri con il comando dell’esercito libanese per discutere i meccanismi di attuazione della prima zona pilota dalla quale si ritirerà l’Idf, consentendo all’esercito libanese di schierarsi - ha dichiarato sabato un funzionario militare libanese all’Afp - questo è l’obiettivo principale che la delegazione Usa si prefigge di raggiungere in Libano: la traduzione e l’attuazione dell’accordo quadro”.
Gli incontri fanno seguito alla visita, avvenuta il 29 giugno, del capo del Comando centrale degli Stati Uniti, Brad Cooper, che ha incontrato il capo di stato maggiore libanese Rodolphe Haykal. Al centro dell’incontro, come aveva riferito ufficialmente l’esercito libanese “il meccanismo di attuazione dell’allegato sulla sicurezza dell’accordo quadro e le modalità per rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti”.