TEHERAN – La Marina delle Guardie rivoluzionarie iraniane ha annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz fino a nuovo avviso, come riporta l’agenzia di stampa turca Anadolu. Subito prima della chiusura, è stato esploso un colpo d’avvertimento contro un’imbarcazione che tentava di attraversare lo stretto seguendo una rotta non autorizzata, come riporta la Cnn citando i media iraniani.
Il Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica ha lanciato un missile contro una nave mercantile che tentava di attraversare lo Stretto di Hormuz. Lo riporta Axios, citando fonti americane. La nave è stata colpita e ha riportato gravi danni.
Nelle stesse ore, il Comando centrale degli Stati Uniti comunica l’inizio del “terzo ciclo di attacchi di questa settimana contro l’Iran”. Per Washington, i Pasdaran non si sono limitati a un colpo d’avvertimento: “Le Guardie della Rivoluzione Islamica hanno attaccato la M/V GFS Galaxy, una nave portacontainer battente bandiera cipriota che transitava nello Stretto di Hormuz. Un membro dell’equipaggio civile è disperso e la nave non è in grado di proseguire il viaggio a causa di un incendio a bordo e danni significativi alla sala macchine”.
“All’Iran è stata fornita un’altra opportunità per dimostrare il rispetto del Memorandum d’Intesa”, afferma il Centcom, evidenziando che il paese, “dopo essere stato ritenuto responsabile per attacchi precedenti contro navi commerciali, ha nuovamente fallito”.
Per questo, “in risposta gli Stati Uniti stanno imponendo un costo elevato continuando a danneggiare la capacità dell’Iran di attaccare equipaggi civili e le navi commerciali che transitano nello stretto. Gli attacchi vengono condotti su indicazione del Comandante in Capo”, il presidente Donald Trump. Esplosioni sono state segnalate nelle città di Bushehr e Asaluyeh, secondo l’emittente Press TV.
L’apertura dello Stretto è uno dei punti del memorandum of understanding siglato a giugno, e uno dei successi rivendicati da Trump nel vendere allo scettico Congresso americano un accordo che non convince.
Le trattative sembrano proseguire dietro le quinte ma negli ultimi giorni, da quando domenica scorsa l’Iran ha colpito tre navi nello Stretto di Hormuz, si sarebbero arenate. I mediatori sono in campo per far ripartire il dialogo e cercare una svolta che al momento sembra sempre più lontana. Dopo la tappa a Teheran, i funzionari del Qatar sono volati a Muscat per i colloqui fra l’Iran e l’Oman sullo Stretto di Hormuz.
A pochi mesi dalle elezioni di metà mandato una ripresa dei combattimenti appare improbabile, ma non è certo - osserva il New York Times - che l’amministrazione abbia un piano C dopo il fallimento dei bombardamenti e del memorandum of understanding. Il commander-in-chief appare aver accantonato l’approccio ‘bastone e carota’ tornando a privilegiare il pugno duro senza alcuna concessione. Una posizione che non convince gli alleati del Golfo, preoccupati da possibili nuovi attacchi iraniani.
“Finora - ha tagliato corto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi - l’Iran ha mantenuto la parola data, al contrario del cosiddetto Segretario del Tesoro degli Stati Uniti che sta violando il paragrafo 9 del MoU”, ha scritto Araghchi su X, riferendosi alla clausola che vieta il dispiegamento di ulteriori forze statunitensi nella regione.
Ali Bahreini, ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, come riporta la televisione statale di Teheran Irib ha detto che “se gli Stati Uniti continueranno a violare i propri obblighi ai sensi dell’Accordo di Islamabad, l’Iran non si considererà più vincolato dagli impegni assunti in base a tale accordo”, ha affermato il diplomatico.