CANBERRA - L’obiettivo è trovare uno spazio di dialogo per alleggerire il peso dei dazi che gravano sull’export australiano.
L’Australia è stata colpita dalle tariffe di base introdotte dal presidente Donald Trump, evitando però l’ondata di barriere più pesanti applicate ad altri partner commerciali. Nonostante ciò, il settore siderurgico e metallurgico rimane fortemente penalizzato, con tariffe del 25% su acciaio e alluminio. Un tentativo di scambio che prevedeva maggiori concessioni statunitensi nell’accesso ai minerali critici in cambio di sconti tariffari non ha avuto successo.
Il primo ministro Anthony Albanese non ha esitato a criticare apertamente la linea protezionista di Washington, definendo le tariffe “un autogol economico”. Pur mantenendo una posizione critica, il governo australiano ha escluso ritorsioni, preferendo insistere sulla necessità di un commercio aperto e multilaterale.
Parallelamente, Canberra punta a rafforzare la propria rete di accordi commerciali per ridurre la dipendenza da mercati esposti a tensioni geopolitiche, come gli Stati Uniti o la Cina. I colloqui con l’Unione Europea stanno registrando qualche progresso: il commissario al Commercio Maros Sefcovic dovrebbe recarsi in Australia entro fine anno per riaprire il dialogo su un’intesa ferma da tempo. I negoziati si erano arenati sul tema dell’accesso ai mercati agricoli europei, con Canberra che aveva proposto, senza successo, di eliminare la tassa sulle auto di lusso come contropartita.
Anche con l’India le trattative per un accordo di libero scambio rimangono complesse, ma si intravedono segnali positivi. Nuova Delhi, colpita da tariffe fino al 50% da parte dell’amministrazione Trump per via delle sue relazioni con Mosca, appare ora più propensa a consolidare rapporti commerciali alternativi. Per l’Australia questa rappresenta un’opportunità strategica, in un contesto globale caratterizzato da incertezza e crescente frammentazione.
Sul fronte interno, l’opposizione accusa il governo di non aver stabilito un rapporto diretto con il presidente Trump, evidenziando che altri paesi sono riusciti a ottenere concessioni, seppur non esenzioni totali. Il deputato Kevin Hogan ha sottolineato come gli Stati Uniti restino un mercato cruciale per l’Australia, e come l’assenza di intese stia costando al Paese competitività.
Il quadro resta quindi incerto, ma Canberra continua a muoversi su più tavoli, consapevole che la stabilità del proprio commercio estero dipenderà dalla capacità di costruire legami più ampi e stabili con partner diversificati.