BOLOGNA - Con la presentazione ufficiale nella sala Selenella dello Stadio Dall’Ara e la visita all’arena che ospita le partite dei rossoblù, si è chiusa la “prima” di Domenico Tedesco a Bologna. Da domani qualche giorno di vacanza prima di iniziare la stagione il 7 luglio.

Il tecnico ha visitato ieri la sede del prossimo ritiro a Valles, quindi verso le 11 si è presentato davanti ai giornalisti e a tutto lo staff dirigenziale del Bologna, ad eccezione del presidente Saputo. Ad introdurlo è stato l’Ad Claudio Fenucci, che comincia la sua tredicesima stagione in rossoblù.

“Ringrazio Italiano per quello che ha dato in questi 2 anni, per le emozioni belle e per il rapporto personale che continuerà - ha detto - In bocca al lupo per la sua nuova avventura in Turchia. Tedesco è un professionista che conosciamo da tempo. I primi contatti erano venuti subito dopo l’esperienza con Thiago Motta, ma a quel tempo allenava il Belgio e non era disponibile. I contatti con Sartori sono continuati. Quando abbiamo capito che non si poteva continuare con Italiano lo abbiamo subito chiamato. L’impressione su di lui è stata subito ottima per le sue conoscenze anche del nostro calcio e della nostra squadra in particolare. Ha uno staff giovane con idee nuove, ma ha già una lunga esperienza in club e nazionali di campionati diversi. Si è dovuto affermare non avendo avuto una carriera di livello. Ed è più difficile convincere i giocatori quando non hai alle spalle una carriera importante. Speriamo di aprire un ciclo più lungo di quelli che si vivono ultimamente nel calcio”.

È stato poi lo stesso tecnico a presentarsi direttamente: “Sono felicissimo e orgoglioso di aver ricevuto questo incarico importante. Ringrazio il presidente, Fenucci, Sartori e Di Vaio per la fiducia. Sono qui da pochi giorni ma ho ricevuto segnali positivi anche dai tifosi. Sono qui per ripagare l’affetto e la fiducia”.

Ha poi risposto per quasi un’ora alle domande dei cronisti: “Il Bologna è un club importante e gli ultimi anni ha dimostrato di essere ambizioso: ha fatto la Champions e vinto la coppa Italia. La mia è stata una scelta proattiva, credo nella squadra e nella società. Dal punto di vista tattico la squadra è stata costruita per una difesa a quattro, poi davanti si vedrà se 4-3-3 o 4-2-3-1. Ma l’importante è l’intensità. Ho l’idea di un gioco propositivo, offensivo e con giocatori coraggiosi”.

A proposito di obiettivi, gli è stato chiesto se è necessario vincere subito o se il suo è un progetto a lungo periodo: “Il tempo nel calcio non c’è. Bisogna giocare bene e vincere anche se non sempre è possibile. Abbiamo una preparazione lunga davanti a noi. Il messaggio è divertiamoci. I tifosi guardandoci si devono divertire e i giocatori giocando. È un lavoro top, siamo contenti e fortunati di fare questo. Divertiamoci”.

Parlando dei singoli ha aggiunto: “Con Orsolini non ci siamo sentiti. Se parli con uno devi parlare con tutti. L’unico con cui ho parlato è De Silvestri per la sua situazione particolare. Ma vorrei che Orsolini sia una bandiera”.

A margine Fenucci ha detto che al giocatore è stato sottoposto un rinnovo ed è attesa la risposta. Poi il focus si sposta sui Mondiali: “Dispiace che l’Italia non ci sia - ha aggiunto Tedesco -. Ricordo benissimo il 2006 da italiano all’estero. Sulle motivazioni della mancata qualificazione sono troppo lontano per giudicare”.

E ancora: “Di italiano ho tutto. In casa parliamo italiano, mangiamo italiano, i miei calciatori preferiti sono italiani, così come gli allenatori nel mondo. Ma sono nato calcisticamente nello Stoccarda dove sono stato per 11 anni e nell’Hoffenheim per altri due anni. Da calciatore ero un po’ scarso e un po’ lento. Ho cominciato a fare l’allenatore per gioco, poi è diventata una professione”.

Sul suo modo di lavorare e approcciare con i giocatori: “La concentrazione ed intensità sono le caratteristiche da tenere in considerazione durante ogni allenamento. Un conto è vedere un gruppo in tv, l’altro è lavorarci sul campo e capire le sue preferenze. I giocatori non sono come la play station. Quindi prima bisogna parlarci, capire la loro identità e carattere, ascoltare e poi decidere. Ferguson ha dimostrato di essere flessibile e utilizzabile in più ruoli, ma voglio conoscerlo e parlarci. Raimondo? Con il Frosinone ha contribuito alla promozione. Vorrei averlo con noi all’inizio per conoscerlo, poi vedremo. È però un giocatore richiesto”.

Nessuna conversazione con il suo predecessore: “Con Italiano non ci siamo sentiti. È una cosa che non ho mai fatto. Perché voglio iniziare da zero. La rosa? Mi piacciono quelle snelle, solo se giochi l’Europa devi aumentarle. Se si ha una rosa da 16-18 giocatori, tutti sanno di poter giocare. Più giocatori hai più sono scontenti e insoddisfatti perché non giocano. Diciamo che 20 giocatori più quattro portieri potrebbe essere l’ideale”.

Il tecnico ha poi chiuso la sua giornata visitando gli spogliatoi dello stadio e il terreno di gioco. Da luglio comincerà la fase di rigenerazione del prato per averlo nelle migliori condizioni per l’esordio casalingo con la Lazio.