CANBERRA - L’Ufficio della commissaria eSafety ha avviato un procedimento nei confronti di Telegram, sostenendo che il servizio di messaggistica non abbia rispettato gli obblighi previsti dalla legge australiana in materia di propaganda terroristica e violenza estremista.
Secondo l’azione depositata, sulla piattaforma sarebbero rimasti disponibili filmati della strage nelle moschee di Christchurch, di una sparatoria in un supermercato statunitense, nonché esecuzioni e decapitazioni attribuite allo Stato islamico.
La commissaria Julie Inman Grant ha affermato che Telegram non avrebbe predisposto misure adeguate per individuare, scoraggiare e interrompere la diffusione di materiale favorevole al terrorismo. In alcuni casi, i contenuti sarebbero rimasti accessibili fino a tre mesi dopo essere stati segnalati da utenti australiani.
L’autorità ritiene che questi video possano essere impiegati per il reclutamento e la radicalizzazione. La loro permanenza online viene ritenuta particolarmente grave dopo l’attentato terroristico di Bondi dello scorso anno e dinanzi a un quadro nazionale di sicurezza divenuto più delicato.
Il procedimento segue un’indagine durata dodici mesi. Il regolatore aveva cercato per la prima volta di avviare un confronto con la società nel marzo 2024, ma avrebbe incontrato cinque mesi di silenzio prima di ottenere una risposta.
Telegram conta oltre un miliardo di utenti nel mondo e registra in Australia una media mensile di circa 1,5 milioni di visitatori. Il caso rappresenta quindi uno dei confronti giudiziari più rilevanti intrapresi nel Paese contro una grande piattaforma tecnologica.
La Corte dovrà stabilire fino a che punto i servizi digitali siano tenuti a intervenire per impedire che le proprie reti diventino strumenti di propaganda o coordinamento per gruppi estremisti.
Qualora venisse accertata una violazione dell’Online Safety Act, Telegram potrebbe ricevere sanzioni fino a un massimo di 54,6 milioni di dollari.
Il ministro delle Comunicazioni Anika Wells ha dichiarato che il governo non intende tollerare inadempienze da parte delle grandi aziende tecnologiche e ha chiesto alla società di spiegare agli utenti australiani e ai giudici perché non avrebbe rispettato la normativa.
Telegram non necessita di una licenza per operare nel Paese. La commissaria eSafety potrebbe tuttavia chiedere alla Corte federale di vietare il servizio, potere finora mai esercitato.
Inman Grant ha precisato che una simile iniziativa dipenderà dall’esito del procedimento e dalla condotta futura della piattaforma.
Intanto, il fondatore Pavel Durov si trova a fronteggiare altre vicende giudiziarie in Francia e accuse in Russia, dove le autorità sostengono che l’applicazione venga utilizzata da agenti ucraini per organizzare attentati.