ROMA - Dopo settimane di caldo intenso, sull’Italia arriva una fase di instabilità che interesserà soprattutto il Nord e, in misura più limitata, il Centro, con temporali violenti e un’intensa attività di fulmini. 

Il fenomeno riguarda in particolare le regioni alpine, considerate un vero “hot spot” dei fulmini generati dal contrasto tra masse di aria calda e fredda. 

“Quando abbiamo un periodo caldo e poi arriva dell’aria più fresca a interrompere questa fase, il contrasto tra una massa d’aria più fredda in quota e un’aria più calda nei bassi strati va a rendere instabile l’atmosfera”, spiega Lorenzo Giovannini, fisico dell’atmosfera dell’Università di Trento. 

Lo scontro tra masse d’aria diverse favorisce “moti verticali più violenti e quindi formazioni di temporali intensi”, con fulmini, grandinate e forti raffiche di vento. Si tratta di un fenomeno tipico soprattutto delle aree montuose, dove in questo periodo sono frequenti i temporali pomeridiani. 

Finora, però, questi temporali sono mancati, a causa della stabilità garantita dall’anticiclone subtropicale africano, con conseguenze anche sulla siccità. Proprio la scarsità di pioggia ha reso più vulnerabili alcuni terreni nelle regioni alpine.  

“Uno di questi, in Val di Non, è stato causato proprio da un fulmine caduto su un terreno reso vulnerabile dalla scarsa pioggia”, aggiunge Giovannini riferendosi agli incendi registrati nell’area. 

Secondo diversi studi, l’arco alpino è una delle aree più esposte al mondo all’attività dei fulmini. È un fenomeno normale, ma richiede attenzione, soprattutto in un periodo di forte presenza turistica in montagna. 

“Le montagne in questo periodo sono molto trafficate, si è parlato molto di ‘overtourism’ sulle Alpi o sulle Dolomiti – osserva Giovannini –. È bene ricordare che la montagna può essere un ambiente pericoloso se non si hanno le giuste precauzioni, essere sorpresi da un temporale può avere conseguenze tragiche”.