ROMA - Lutto nell’ippica: è morto Varenne. Il cavallo italiano, che era nato a Copparo (Ferrara) nel 1995, se n’è andato a 31 anni, a Eboli (Salerno), a causa di un infarto fulminante. È stato un grande trottatore, anzi, risultati alla mano, il più grande di tutti i tempi. Il ‘Capitano’, questo il principale dei suoi soprannomi, ha vinto svariati titoli durante la carriera, trionfando in 62 delle 73 corse disputate. In particolare ha centrato il Grand Slam per due volte, nel 2001 e nel 2002, vincendo le tre gare di trotto di Gruppo 1 più prestigiose d’Europa, ovvero il Prix d’Amerique, il Gran Premio Lotteria e l’Elitloppet. Sempre nel 2001 la sua fama ha valicato l’Oceano Atlantico e Varenne si è imposto anche alla Breeders Crown, la corsa più importante degli Stati Uniti, stupendo un’altra volta tutti. All’ippodromo Meadowlands di New York, infatti, il cavallo italiano ha trionfato col tempo di 1.51.1, che gli è valso il proprio record sul miglio (ai tempi primato mondiale) con un ragguaglio di 1’09.1 al chilometro.
La notizia della scomparsa di Varenne è stata ufficializzata, sui social, dal suo staff. “Con immenso dolore comunichiamo la notizia della morte del ‘Capitano’. Varenne si è spento durante la notte e il veterinario ha confermato che la causa è stata un improvviso attacco cardiaco”. “Siamo devastati dalla notizia ricevuta e vogliamo ricordarlo, assieme a tutti i suoi fan, mentre volava verso le sue vittorie. Ora le ali di Varenne lo hanno portato altrove. Corri libero per sempre e rimani per sempre il nostro ‘Capitano’. Che la terra ti benedica. Con tanto amore. Raggiungi Enzo adesso”, si legge sul web.
Lo staff di Varenne si riferisce a Enzo Giordano, che è stato l’acquirente e proprietario del cavallo, acquistato nel 1998 per la scuderia campana Dany, con 180 milioni di lire (circa 95.000 euro), quando il cavallo aveva tre anni e un piccolo problema fisico. Nel maggio del 2000, poi, la Snai ha acquistato il 50% della proprietà del leggendario quadrupede. A ricordare questa “svolta” con la Snai, “che ne ha veicolato l’immagine, permettendo a un trottatore di diventare anche una star mediatica”, è stata l’Anact. La stessa Associazione nazionale allevatori cavalli trotto ha poi posto l’accento, nel ricordo pubblicato sui social, sui rapporti che legavano Varenne all’allenatore Jori Turja e a Giampaolo Minnucci, “suo meraviglioso partner in sulky e nei rapporti con l’esterno”. “Se ne va un cavallo straordinario, ma resta il mito. L’impronta dei suoi ferri resterà per sempre nella storia dell’ippica”. Così il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, a proposito della scomparsa del trottatore.
Belle, poi, le parole rilasciate da Marco Di Paola, presidente della Fise: “A lui va il nostro tributo, nella certezza che il suo nome resterà per sempre nella storia dei successi italiani”.
Varenne era figlio dello stallone americano Waikiki Beach e della fattrice italiana Ialmaz. Nella carriera agonistica ha fatto vincere ai suoi proprietari oltre sei milioni di euro. Dopo l’attività in campo ippico, il ‘Capitano’ ha fatto per anni lo stallone e, nel corso della nuova carriera da riproduttore, svolta per 17 anni a Vigone (Torino), ha dato alla luce più di 2000 figli. Nessuno, però, potrà mai avvicinare Varenne, che è stato, e rimarrà, il cavallo più vincente nella storia del trotto a livello mondiale.