BUENOS AIRES – Il patronato Inca organizza ,mercoledì 19 agosto, alle 17, la proiezione del documentario L'Angelo di Buenos Aires — Storia di Filippo Di Benedetto, diretto da Enrico Blatti.
L’iniziativa è coorganizzata dall’Università di Bologna a Buenos Aires (Unibo) e dall’Anpi (Associazione nazionale partigiani d’Italia) del III Municipio di Roma.
L’appuntamento è nell’auditorium della sede porteña dell’Unibo (Marcelo T. de Alvear 1149) e vedrà la partecipazione dello stesso Blatti e di persone che conobbero Di Benedetto.
Il film, in italiano con sottotitoli in spagnolo, ricostruisce attraverso diverse testimonianze la storia di Filippo Di Benedetto, un immigrato calabrese diventato una delle figure chiave della resistenza civile durante l’ultima dittatura militare argentina. La proiezione si inserisce nelle iniziative per il 50º anniversario del colpo di Stato del 24 marzo 1976.
All’epoca Di Benedetto era già un punto di riferimento all’interno della collettività: presiedeva il patronato Inca, espressione in Argentina della Cgil – il principale sindacato dei lavoratori italiano – ed era anche alla guida della Filef, la federazione che riuniva gli emigrati italiani.
Il terrorismo di Stato era già in azione prima del golpe: i “gruppi di azione” della Triple A — l’Alleanza Anticomunista Argentina, guidata da José López Rega — operavano già dal 1975. Quando il terrore si intensificò sotto il governo di fatto, Di Benedetto rivisse qualcosa che aveva già sperimentato sulla propria pelle durante il regime fascista italiano.
Il dirigente si unì all’allora viceconsole italiano Enrico Calamai e al corrispondente del Corriere della Sera Giangiacomo Foa per mettere in piedi una rete clandestina di aiuto alle famiglie che bussavano alle porte delle sedi diplomatiche italiane, nel tentativo di sfuggire ai sequestri e alla morte. I tre riuscirono a fare in modo che oltre 300 persone, molte delle quali senza alcun legame con l’Italia, evitassero il carcere o riuscissero a lasciare il Paese.
Nato a Saracena, un paese della provincia di Cosenza, Di Benedetto si era avvicinato fin da giovane alla politica e al sindacato, un impegno che nel 1943, ad appena 21 anni, gli costò il carcere: il regime fascista lo torturò e lo tenne in carcere per dodici mesi a Castrovillari, sempre in Calabria. Solo nel 1952 attraversò l’oceano per stabilirsi a Buenos Aires, dove viveva già il fratello Orlando e dove formò la propria famiglia.
L’orrore arrivò anche dentro casa sua: la nipote Domenica fu sequestrata e torturata, mentre il nipote Eduardo figura ancora nell’elenco dei desaparecidos. Fu rapito da un gruppo armato nel novembre 1976, in pieno giorno, mentre stava accompagnando i suoi due figli a scuola.
Qualche anno più tardi, durante la guerra delle Malvine, Di Benedetto organizzò tra gli immigrati italiani una raccolta di firme per chiedere al governo di Roma di fare pressione su Londra affinché si arrivasse a una soluzione negoziata. L’iniziativa gli procurò non pochi problemi all’interno della sinistra italiana, dove venne accusato di fare il gioco della dittatura.
Il lavoro di Blatti, premiato in diversi festival europei, si basa sulle testimonianze di chi incrociò il cammino di Di Benedetto in quegli anni e riporta alla luce un capitolo poco conosciuto della resistenza civile italo-argentina. L’ingresso alla proiezione di mercoledì è gratuito, ma è necessario iscriversi preventivamente attraverso il sito dell’Unibo.