KIEV - Donald Trump ha annunciato l’ipotesi di una “tregua energetica” tra Kiev e Mosca, decretando sui propri canali social lo stop agli attacchi incrociati sulle raffinerie. “L’Ucraina ha accettato di non colpire gli obiettivi energetici russi. La Russia ha accettato di fare altrettanto!“, ha dichiarato il presidente statunitense su Truth Social e X, individuando negli attacchi ucraini alle raffinerie la causa dell’aumento del prezzo del gasolio e precisando che “non c’entra la guerra con l’Iran”.
L’annuncio segue di poche ore la richiesta formulata direttamente dal capo della Casa Bianca al leader di Kiev per sollecitare lo stop alle incursioni contro gli impianti di produzione russi. “Il problema che ho con l’Ucraina e la Russia è che una grande quantità di gasolio proviene dalla Russia. Ho chiesto a Zelensky di non colpire gli impianti di produzione del gasolio, le raffinerie. Il prezzo del gasolio sta aumentando perché sta diventando difficile farlo uscire dalla Russia. E questa è una situazione che danneggia il mondo”, aveva argomentato Trump rispondendo ai giornalisti nella notte.
Dalla parte ucraina, la disponibilità a fermare i raid contro le infrastrutture strategiche resta condizionata a garanzie concrete. Rispondendo alle affermazioni di Washington senza confermare la presenza di un’intesa già siglata, Volodymyr Zelensky ha precisato sui social: “L’Ucraina ha proposto ai suoi partner di garantire un accordo con la Russia che fermi la distruzione delle infrastrutture critiche”. Il presidente ucraino ha chiarito che Kiev “non è convinta che la Russia sia disposta a rispettare qualsiasi accordo”, ma ha assicurato la propria disponibilità a collaborare: “Se i nostri partner statunitensi riusciranno a ottenere dalla Russia una reale volontà di porre fine a questa guerra che distrugge vite - e di farlo in modo sincero e duraturo - l’Ucraina adotterà le proprie misure di de-escalation”.
Zelensky ha poi sottolineato che l’intesa deve essere “affidabile, di lungo periodo” e con “un impatto reale sulla vita delle persone”, affinché non si trasformi in una sospensione temporanea legata all’allentamento della pressione sui prezzi dei carburanti in Russia, definendo la de-escalation un possibile “primo passo verso la pace”.
A frenare il raggiungimento dell’accordo sarebbe tuttavia l’atteggiamento di Vladimir Putin. Secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita funzionari coinvolti nei negoziati e fonti vicine al Cremlino, il presidente russo sarebbe riluttante ad aderire alla tregua, ritenendo che la pressione esercitata sulla rete elettrica ucraina durante i mesi più freddi possa favorire future concessioni da parte di Kiev. Nonostante il tema sia stato oggetto di colloqui trilaterali e contatti riservati per mesi, Mosca avrebbe finora respinto le aperture avanzate da Kiev.