ROMA – “Con l’approvazione della riforma elettorale, il Senato ha inferto un grave colpo alla rappresentanza degli italiani nel mondo”. È il giudizio del senatore del Partito Democratico Francesco Giacobbe, eletto nella Circoscrizione Estero, ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, dopo il via libera di Palazzo Madama alla riforma della legge elettorale, approvata con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astensioni e ora tornata alla Camera per la terza e ultima lettura.
Nel mirino di Giacobbe c’è soprattutto l’articolo 6, che riduce da quattro a due le ripartizioni della Circoscrizione Estero alla Camera e le elimina del tutto al Senato, dove viene istituito un unico collegio mondiale. “La maggioranza ha respinto ogni nostra proposta di modifica e ha scelto di ignorare le preoccupazioni espresse dalle comunità italiane, dai Comites e dal CGIE”, afferma il senatore. Le attuali quattro ripartizioni – Europa, America Meridionale, America Settentrionale e Centrale, Africa-Asia-Oceania-Antartide – vengono dunque superate. Alla Camera resteranno due macroaree: l’Europa e una seconda circoscrizione che accorperà Americhe, Asia, Africa e Oceania. Al Senato, invece, tutti i candidati eletti all’estero correranno in un unico collegio e i quattro più votati otterranno il seggio, indipendentemente dall’area geografica di provenienza.
“Scompaiono le ripartizioni autonome dell’America settentrionale e centrale e dell’Africa, Asia, Oceania e Antartide. Il risultato concreto è cancellare la rappresentanza parlamentare di queste immense aree del mondo, concentrandola nelle comunità numericamente più forti dell’Europa e dell’America meridionale”, sottolinea Giacobbe. Il timore è che il nuovo sistema finisca per penalizzare soprattutto le comunità più piccole e lontane dai grandi bacini elettorali.
“Ieri abbiamo identificato il concetto di ‘senatore del mondo’, colui chiamato a rappresentare comunità distribuite in tutti i continenti, tra Paesi lontanissimi, fusi orari differenti e realtà sociali profondamente diverse”, osserva. “Nessun parlamentare potrà conoscere, raggiungere e mantenere un rapporto diretto con tutte le comunità italiane dell’intero globo. In questo modo si spezza il legame tra eletti ed elettori, che costituisce il senso stesso della Circoscrizione Estero”.
Per il senatore dem, la legge Tremaglia aveva trovato un equilibrio tra rappresentanza proporzionale e rappresentanza territoriale proprio attraverso le quattro ripartizioni, tenendo conto delle distanze e delle diverse realtà delle comunità italiane. “La rappresentanza territoriale viene meno”, sostiene Giacobbe, secondo cui non basta una rappresentanza proporzionale fondata sui voti ottenuti dai partiti.
Il numero dei parlamentari eletti all’estero resta invariato dopo il taglio del 2022: otto deputati e quattro senatori. Cambiano però i meccanismi di distribuzione dei seggi. Per Giacobbe, la modifica rischia di concentrare la rappresentanza nelle aree con il maggior numero di elettori, lasciando più deboli territori come l’Asia e l’Africa.
L’opposizione aveva chiesto di sopprimere l’articolo 6 oppure, almeno, di rinviarne l’applicazione alla seconda legislatura successiva. “Anche questa garanzia minima è stata respinta. La maggioranza ha preferito approvare regole delle quali intende beneficiare immediatamente”, afferma il senatore. La riforma dovrà ora tornare alla Camera. Giacobbe non esclude che il testo possa ancora essere fermato, anche se considera “minima” la possibilità che ciò accada.
“I giochi sono quasi fatti”, ammette. La battaglia, però, proseguirà anche fuori dal Parlamento. Se la Camera dovesse approvare definitivamente la legge, Giacobbe annuncia che sarà valutato il ricorso alla Corte costituzionale. “La legge, secondo me, presenta dei vizi di costituzionalità”, sostiene, indicando nella rappresentanza territoriale uno dei principi che verrebbero compromessi dalla nuova disciplina. “Se alla Camera venisse respinta, cade la legge e non entrerà mai in vigore. Se invece viene approvata, noi siamo pronti a presentare il ricorso alla Corte costituzionale”.
Un eventuale giudizio della Consulta potrebbe richiedere tempi lunghi e non è possibile sapere se arriverebbe prima o dopo le prossime elezioni. “Ci sono troppe incognite e la situazione va monitorata in continuazione”, conclude Giacobbe, ribadendo che “gli italiani all’estero non sono cittadini di serie B e non possono essere privati del diritto a una rappresentanza autentica, territoriale e vicina alle loro comunità”.