Mettersi alla prova in diverse forme d’arte, dalla musica alla recitazione, “è un modo di trovare un punto di incontro fra mie diverse anime. Mi vedo come un condominio pieno di donne, che prima litigano, poi fanno pace e magari si prendono il caffè sul balcone”.
Lo spiega Emma Marrone, che torna attrice (dopo, fra gli altri, “Gli anni più belli” e “A casa tutti bene-La serie”, diretti da Gabriele Muccino), offrendo una performance di straordinaria intensità, ne “Il ritorno”, dramma di Stefano Chiantini.
“Quelli dell’attrice e della cantante sono due lavori completamente diversi, anche se recitazione e musica sono comunque due forme d’arte e l’arte ci insegna che tutto può convivere in un’unica persona. A volte vorrei essere una persona più semplice - aggiunge - ma crescendo ho iniziato a fare pace con le molteplici personalità dentro di me. Ho imparato che l’arte in questo può essere preziosa. Sono iperattiva, ho bisogno di trovare risposte che non ho dentro, e allora le trovo in quello che scelgo di fare”.
La cantante, che è anche al lavoro sul suo nuovo album, nel film è alla sua prima parte da protagonista, nei panni di Teresa, giovane madre di un bimbo di un anno, Antonio, che combatte ogni giorno con Pietro (Fabrizio Rongione), compagno inaffidabile e lavori precari. Una situazione di pericolo per la propria famiglia porta Teresa a compiere un gesto estremo che le costa 10 anni di carcere. All’uscita, la donna, taciturna e piena di rabbia, spera di poter ricominciare la propria vita riallacciando innanzitutto il rapporto con il figlio cresciuto (Lorenzo Ciamei), ma ritrovare un posto nella propria famiglia (e nella società) si rivela molto più difficile del previsto.
“Quando ho letto il copione sono rimasta folgorata, ho capito subito che sarebbe stato un film complicato umanamente, ma volevo mettermi alla prova e scendere negli inferi di quel dolore, quell’angosciosa apatia, senso di abbandono, calandomi nella vita di una donna che non mi appartiene, ma nella quale ho ritrovato in parte le emozioni di quelle volte in cui le possibilità anche a me sono state negate”. Teresa “sente il rifiuto da parte degli altri, la vita la sputa fuori dai legami affettivi, da un lavoro sicuro. Ho rivisto in lei la vita di tante donne e uomini che soccombono in questa società che spesso è poco inclusiva, dal punto di vista etico, sociale, politico”. Teresa “è vittima degli eventi ma anche di se stessa”. Non esiste solo “la mascolinità tossica ma anche la femminilità tossica… vanno considerate però le vicissitudini con cui si è confrontata. Oggi poi manca molto l’educazione al sentimento, che invece è fondamentale”.
Nel personaggio, sottolinea ancora, “ho messo tutta me stessa. Ho raso al suolo la mia vita, e ho iniziato a parlare, vestirmi, camminare, mangiare come Teresa. Avevo capelli lunghi bellissimi - racconta la cantante - ma non ho esitato a fare quel taglio corto realizzato anche molto male perché lei non può certo permettersi il parrucchiere delle star”.
Quando “scelgo i progetti non lo faccio in base all’importanza del ruolo ma a ciò che penso di poter portare al personaggio - dice -. Mi sento una persona libera da ogni preconcetto o pregiudizio e ho imparato anche a liberarmi dal mio auto-giudizio che può essere anche più cattivo dei giudizi degli altri”. Se con Muccino aveva recitato sopra le righe, quasi urlando, nel film di Chiantini parla pochissimo. “Ho sempre lavorato d’istinto, al cinema come nella musica dove non mi sono mai potuta permettere un maestro. Sul set è il regista che ti giuida - spiega - per cui con Muccino ho recitato in un certo modo perché lui mi ha guidato in un verso e l’ho seguito. Con Stefano ho seguito altre indicazioni. La differenza tra i due? Posso solo dire che Gabriele non si è mai presentato sul set con i pantaloni di pelle, Stefano sì. In ogni caso - prosegue - in questo film il regista mi ha chiesto cose e spesso ci siamo confrontati, mi ha dato la possibilità di trasformare il personaggio di Teresa. Per me è stato folgorante questo apporoccio, mi ha lasciato libera di essere questa donna anche a modo mio. Ho imparato tanto da lui - conlcude - è una persona speciale sul set”.
Emma è un’appassionata di cinema e “penso che alcuni vadano visti in sala. Come tutti sono una fruitrice delle piattaforme ma ogni volta che posso compro il biglietto e vado al cinema. Si sta perdendo la concezione che l’arte vada pagata: invece bisogna ricordarsi che è un lavoro e va riconosciuto e supportato”. Tra le attrici più amate cita Anna Magnani e, tra le interpreti di oggi, Jasmine Trinca e Benedetta Porcaroli, “ma ce ne sono tante bravissime. Da donna non provo invidia quando le altre donne fanno cose belle”. Piuttosto “sono ancora molto pochi i film in Italia con donne nel ruolo principale e non subordinato a un uomo. Quindi viva le donne che si mettono in gioco e viva i registi che scrivono ruoli per donne protagoniste e non coprotagoniste”.