MIAMI (STATI UNITI) - “Grandi cose” È questo quello che si aspetta Mauricio Pochettino dai suoi ragazzi ai Mondiali di casa. Il commissario tecnico degli Stati Uniti, in un’intervista rilasciata al sito della Fifa, parla delle responsabilità che lui e la sua squadra hanno in una kermesse iridata molto attesa e che gli Usa ospiteranno insieme a Canada e Messico.
Dopo essere stato ingaggiato nel settembre 2024, l’allenatore argentino ha avuto poco tempo per conoscere i giocatori e il panorama calcistico degli Stati Uniti. I risultati, nel frattempo, sono stati altalenanti, incluse due sconfitte consecutive nella finestra internazionale di marzo. Nonostante ciò, Pochettino resta fiducioso mentre si prepara ad affrontare Australia, Paraguay e Turchia nel Gruppo D.
“In quanto allenatore degli Usa - dice l’ex tecnico del Tottenham -, ci si aspetta che io sia responsabile di tutto ciò che riguarda il calcio: ho il compito di controllare, gestire e preparare l’identità di questa squadra... imparando a conoscere la cultura di questo Paese. Quindi la responsabilità è enorme. È una responsabilità che nasce dal bisogno delle persone di identificarsi in ciò che vedono in campo e in quello che i giocatori trasmettono; per ogni allenatore che accetta una sfida di questa portata, si tratta di un impegno immenso”.
“In ogni evento come la Coppa del Mondo, in ogni Paese che l’ha ospitata, c’è un prima e un dopo per molte ragioni. Sin da Usa1994 il calcio è cresciuto negli Stati Uniti e lo abbiamo visto con lo sviluppo della MLS: molti grandi nomi dotati di grande talento hanno ispirato tanti bambini che hanno deciso di praticare questo sport, vediamo questa crescita giorno dopo giorno. Questa è un’opportunità per continuare a sostenere e a dare visibilità a questo sport in un Paese dove, a poco a poco, sta ottenendo una grande rilevanza”, sottolinea Pochettino che sintetizza l’anno i quasi due anni di lavoro in alcune considerazioni.
“Ho imparato molto nell’anno e mezzo circa che abbiamo trascorso qui. È stata una sfida: venire qui senza avere molto tempo a disposizione, perché normalmente i cicli di una nazionale durano quattro anni. A causa di come sono andate le cose, ho dovuto prendere il comando con pochissimo tempo, pochissime partite e pochissime sessioni di allenamento per poter osservare i giocatori e acquisire quella conoscenza necessaria - spiega l’argentino -. Ora abbiamo esperienza, abbiamo dovuto adattarci rapidamente alle circostanze e credo che ci siamo adattati bene. I giocatori e tutto lo staff della federazione hanno avuto l’umiltà e, allo stesso tempo, la capacità di renderci il percorso un po’ più semplice. Penso che siamo in una buona posizione”.
Pochettino vuole una Nazionale che abbia un’identità precisa. “La nostra squadra deve mostrare il desiderio di essere la migliore, di arrivare sempre prima, di vincere, di competere... tutti quei valori che questo Paese dimostra al resto del mondo - è la premessa del ct degli Usa -. Non credo che esistano formule da progettare prima di una competizione... c’è solo la certezza che ti arrenderai o che non ti arrenderai. C’è un fattore scientifico e c’è un fattore emotivo. A un certo punto si incontrano e le decisioni devono essere prese senza tralasciare nessuno dei due”.
Giocare in casa è un fattore, lo è in positivo, ma può esserlo anche in negativo. “Sì, tutta la pressione, la responsabilità, l’aspettativa che si genera e il fatto che siamo noi a ospitare la Coppa del Mondo... credo che tutto questo debba essere trasformato in energia. Anche questa è una delle grandi sfide su cui lavoriamo. Vogliamo che tutte queste componenti vengano trasformate in positività e che ci diano la carica per avere sempre la possibilità di impegnarci un po’ di più, per non arrendersi mai e restare sempre un passo avanti agli avversari. È questo ciò che vogliamo”.
Pochettino parla di obiettivi. “Credo che abbiamo il talento per competere e per credere di poter fare grandi cose, ma... il talento senza l’impegno è un gioco che si trasforma in individualismo e non si vince solo con le individualità. Si vince attraverso l’impegno nel generare o creare una squadra con una base solida, una struttura solida, affinché quando emerge il talento, la squadra lo sostenga e gli dia la possibilità di fare la differenza”.
Chiusura su quel che questa Coppa del Mondo può lascare in eredità al calcio americano. “L’eredità sarebbe per noi, per i tifosi, per le persone coinvolte in questo sport... i ricordi che costruiremo insieme. E il fatto di divertirci a competere ai massimi livelli e, soprattutto, le vittorie, che sono in definitiva ciò che genererà sempre emozioni positive”.