KIEV – Altissima la tensione lungo il confine tra Ucraina e Polonia, dopo che nelle scorse ore le forze russe hanno colpito un treno passeggeri diretto a Varsavia, a circa due chilometri dal territorio polacco.

L’attacco non ha provocato feriti grazie a un allarme scattato in anticipo, che ha consentito l’evacuazione di un convoglio privato sul quale viaggiavano funzionari europei e statunitensi di ritorno da una conferenza a Kiev. Tutti i passeggeri sono rimasti illesi.

Nella stessa area è finito ancora una volta nel mirino anche il settore energetico ucraino. Un attacco contro una stazione di servizio, sempre nelle vicinanze del confine polacco, ha provocato un incendio, alimentando ulteriormente i timori per un’escalation a ridosso del territorio Nato.

Mosca ha respinto le accuse relative all’attacco al treno passeggeri, sostenendo di aver preso di mira infrastrutture utilizzate a fini militari. “Nei bombardamenti russi sono state colpite infrastrutture ferroviarie che assicurano il trasporto di merci militari provenienti dai Paesi europei”, ha dichiarato il ministero della Difesa russo.

Da Kiev è arrivato invece un nuovo appello agli alleati europei. Mentre il ministro degli Esteri ucraino ha avvertito che “i russi sono alle vostre porte”, l’Europa ha ribadito il proprio sostegno al presidente Volodymyr Zelensky.

A esprimere particolare preoccupazione è stato il primo ministro polacco Donald Tusk, secondo il quale gli attacchi russi potrebbero intensificarsi nelle prossime settimane. Varsavia sta valutando nuove misure di protezione, ma Tusk non esclude che un’ulteriore escalation possa arrivare a coinvolgere direttamente anche la Polonia.

Contemporaneamente, da Nuova Delhi si cerca di riaprire la strada della diplomazia. Al vertice dei Brics, che riunisce undici Paesi rappresentativi di oltre metà della popolazione mondiale, il premier indiano Narendra Modi e il presidente cinese Xi Jinping hanno nuovamente offerto la propria disponibilità a favorire una mediazione. La Turchia si è invece proposta come possibile sede di nuovi colloqui.

Dal vertice, Vladimir Putin ha escluso la possibilità di un incontro al G20 di Miami, indicando piuttosto Mosca come possibile sede di eventuali negoziati.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha lasciato aperto uno spiraglio, sostenendo che incontri tra mediatori russi, ucraini e statunitensi potrebbero svolgersi già a ottobre.

Yuri Ushakov, consigliere di Putin per gli Affari internazionali, ha però ribadito che qualsiasi progresso sulle altre questioni resta legato a un’intesa sul nodo territoriale, uno dei punti più difficili del negoziato.

Nel dibattito è intervenuto anche Donald Trump, da Dublino, rivolgendo una nuova critica a Zelensky per gli attacchi ucraini contro le infrastrutture russe legate al carburante.

“Deve smetterla di colpire le infrastrutture per il carburante diesel, perché sta causando una carenza di carburante”, ha dichiarato Trump. Una posizione già espressa dal segretario al Tesoro Scott Bessent, secondo il quale l’aumento dei prezzi dei carburanti non sarebbe legato alla situazione in Medio Oriente, ma agli sviluppi della guerra tra Russia e Ucraina.