BRUXELLES - Accordo nella notte tra il Parlamento europeo e gli Stati membri per dare attuazione formale al controverso “accordo di Turnberry”, l’intesa commerciale e tariffaria siglata la scorsa estate con gli Stati Uniti. L’annuncio ufficiale è arrivato dopo le 3 del mattino da parte della presidenza di turno cipriota dell’Ue e del commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič, al termine di un trilogo (il negoziato interistituzionale europeo) durato oltre cinque ore. 

“L’Unione europea dimostra ancora una volta di essere un partner commerciale affidabile che onora i propri impegni”, ha dichiarato Šefčovič. “Abbiamo concordato gli strumenti necessari per garantire che la dichiarazione congiunta Ue-Usa del 21 agosto 2025 sia attuata fedelmente da entrambe le parti. Questo risultato rafforzerà la stabilità dei mercati e tutelerà le nostre imprese e i posti di lavoro”. 

Sulla stessa linea Michael Damianos, ministro del Commercio di Cipro: “Mantenere un partenariato transatlantico stabile, prevedibile ed equilibrato è nell’interesse di entrambe le parti”. 

Il via libera di Bruxelles è arrivato al culmine di mesi di durissime pressioni da parte del presidente Usa Donald Trump. La Casa Bianca aveva infatti lanciato un ultimatum perentorio: se l’Ue non avesse ratificato l’intesa entro il 4 luglio, Washington avrebbe imposto nuovi dazi punitivi dal 15% al 25% su auto e camion europei. 

La frustrazione di Trump nasceva dal fatto che, nonostante il quadro politico siglato nel luglio 2025 nel suo golf resort di Turnberry (in Scozia), l’Unione Europea stava ritardando l’eliminazione dei dazi sulle merci statunitensi. L’accordo tecnico sbloccato nella notte rimette l’Europa in carreggiata, formalizzando lo schema transatlantico: un tetto massimo del 15% di dazi sulle esportazioni europee negli Usa (che ingloba le vecchie tariffe) a fronte dell’azzeramento totale dei dazi europei sulla maggior parte dei prodotti industriali e agricoli statunitensi. 

Al di là dell’ottimismo ufficiale mostrato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, il vertice di Turnberry ha lasciato profonde ferite politiche a Bruxelles. Al trilogo notturno ha partecipato anche Sabine Weyand, la potentissima direttrice generale al Commercio recentemente rimossa dal suo incarico e trasferita a un ruolo di consulenza amministrativa proprio a causa del suo scontro frontale con i vertici della Commissione. 

Weyand ha pubblicamente smontato la narrazione della “vittoria europea”, denunciando davanti all’Europarlamento che a Turnberry l’Ue non ha negoziato, ma ha dovuto cedere a un accordo asimmetrico e ineguale, non in linea con le regole del WTO (l’Organizzazione mondiale del commercio). 

I dettagli emersi dalle dichiarazioni della diplomatica svelano il peso del ricatto geopolitico di Washington: la Commissione Europea ha accettato le condizioni leonine di Trump perché gli Stati Uniti hanno esplicitamente legato i dazi commerciali alla sicurezza geopolitica dell’Europa, minacciando in caso di scontro economico di abbandonare l’Ucraina al suo destino e di disimpegnarsi dalla Nato.  

Una lettura confermata dall’ex vicedirettore della DG Trade, Karl von Falkenberg, che ha definito “un controsenso” un accordo di libero scambio in cui una sola parte alza le barriere e l’altra le abbatte. 

Per limitare i danni di un accordo così contestato e difendersi dai continui cambi di rotta della Casa Bianca, gli eurodeputati sono riusciti a inserire nel testo finale una rigida clausola di sospensione. 

In base a questa misura, Bruxelles potrà congelare immediatamente le agevolazioni concesse ai prodotti statunitensi se Washington dovesse violare il tetto del 15% o imporre nuove tariffe unilaterali. Inoltre, l’accordo non sarà eterno: è stata fissata una “clausola di scadenza” (sunset clause) che ne prevede il termine automatico alla fine del 2029, a meno che non intervengano nuove e simmetriche rinegoziazioni.