C’è una storia che attraversa tre Paesi, quattro generazioni e una vita intera di lavoro e sacrifici. È la storia di Saverio Nesci, nato a Stignano, in Calabria, e cresciuto a Guardavalle, che come tanti italiani del dopoguerra ha scelto l’emigrazione come unica strada possibile per costruirsi un futuro.
La prima esperienza fuori dall’Italia arriva giovanissimo: a 15 anni si trasferisce in Germania per lavorare in una fabbrica di fiori insieme al padre. Due anni di lavoro duro, poi il passaggio in Svizzera, nell’edilizia, dove resta altri due anni. Ma è il richiamo dell’Australia, raccontato da una zia, a cambiare definitivamente il corso della sua vita.
Nel dicembre del 1967 Saverio arriva a Sydney in aereo, cosa rarissima per l’epoca tra gli emigrati italiani. Il biglietto costa 330.000 lire, una cifra enorme per quei tempi, quasi quanto un’automobile. Parte dicendo a sua madre che sarebbe tornato dopo due anni. Non è mai rientrato: sono passati 59 anni.
In Australia inizia subito a lavorare nell’edilizia, anche nei grandi cantieri di Milson Point, vicino all’Harbour Bridge di Sydney, sotto il sole con temperature che arrivano a 40 gradi. Un lavoro duro, fatto di sacrifici, ma anche di costruzione concreta di una nuova vita.
Nel 1970 conosce Rosa, arrivata in Australia nel 1967 con la famiglia a bordo della nave Galileo Galilei. Rosa si inserisce in una realtà nuova, tra lavoro in fabbrica e ricerca d’indipendenza. Lavora anche nella celebre azienda Speedo, dove la prima paga di 11 dollari a settimana rappresenta per lei qualcosa di più del denaro: è il simbolo della libertà.
La loro storia d’amore nasce quasi naturalmente, tra vicinato, incontri casuali e il riconoscimento delle famiglie. Dopo pochi mesi di fidanzamento si sposano nel 1971 e costruiscono una famiglia con quattro figli, Giuseppina, Francesco, Anna e Isabella e sette nipoti.
Uno dei percorsi più significativi è quello della figlia Anna Simon, nata e cresciuta in Australia ma immersa nei valori calabresi. Da giovane vive un percorso tipico di molti italo-australiani della sua generazione: inizialmente rifiuta le tradizioni familiari, cercando una piena identità australiana. Ma già molto prima della sua attuale presenza televisiva, Anna aveva partecipato al programma The Chefs’ Line, dove rappresentava la cucina italiana in una competizione tra quattro chef e vinse, preparando un piatto tradizionale. Il verdetto premiò la sua capacità di mantenere la tradizione unita alla semplicità autentica della cucina di famiglia.
Oggi Anna Simon è un volto noto della televisione australiana: appare regolarmente su Channel 7 nei programmi Sunrise e The Morning Show, dove continua a raccontare e valorizzare la cucina italiana e calabrese, anche attraverso i social media.
Attraverso questi canali, Anna condivide le ricette calabresi ma anche la vita quotidiana dei genitori: il giardino del padre, l’orto, i valori semplici ma profondi trasmessi in famiglia. Per lei, raccontare queste tradizioni significa restituire qualcosa a chi l’ha cresciuta e permette a tanti italo-australiani di riscoprire ricette e memorie familiari che rischiavano di andare perdute.
Non mancano i ricordi personali: il nonno materno e il suo orto gelosamente custodito, gli aneddoti dell’infanzia quando lei e i fratelli rubavano di nascosto i piselli appena coltivati. La storia della famiglia Nesci è, in fondo, la storia di migliaia di italiani emigrati: fatica, adattamento, lavoro, ma anche orgoglio e identità. Un ponte tra Calabria e Australia che ancora oggi continua a vivere nelle nuove generazioni.
A distanza di decenni, gli australiani d’origine italiana non sentono più il bisogno di scegliere tra due mondi. Si sentono pienamente australiani, ma allo stesso tempo profondamente italiani nel cuore. Questa doppia identità non è più una contraddizione, ma una ricchezza: un ponte culturale che unisce continenti, storie e famiglie. Ed è in questa appartenenza condivisa, orgogliosa e consapevole, che continua a vivere il lascito di Saverio e Rosa e di tutta la loro generazione.