Massimo Bertucci è partito per l’Australia senza il suo violoncello. E, forse, questa è la prova più evidente del suo spirito d’avventura. Non sapeva se sarebbe rimasto, non sapeva cosa avrebbe trovato, e così ha lasciato a casa lo strumento con cui ha passato tutta la vita. “Vedevo percorsi già tracciati davanti a me e a 25 anni mi sembrava troppo presto per stabilizzarmi. Dentro di me c’è una persona estremamente curiosa che voleva vedere che cosa succedeva andando dall’altra parte del mondo”. Violoncellista napoletano di formazione internazionale, è arrivato a Sydney seguendo una curiosità inarrestabile. Da poco più di un anno studia, insegna e suona, con gli strumenti messi a disposizione dal Sydney String Center, ogni volta uno diverso, da conoscere prima di salire sul palco.
Le celebrazioni della Festa della Repubblica lo hanno visto protagonista in più eventi: dal consolato al Royal Motor Yacht Club di Point Piper, alla serata del Co.As.It. e dell’Istituto Italiano di Cultura all’Italian Forum. “È stato bello contribuire all’unione che questa celebrazione porta, farlo fuori dall’Italia, dove quel senso d’appartenenza è ancora più accentuato.” A chi lo incontra, colpisce subito qualcosa di più intimo: il rapporto con lo strumento è viscerale, fatto di studio quotidiano e ricerca continua. “Il violoncello è parte di me e parte integrante della mia vita. Quello che vivo si riflette inevitabilmente sullo strumento.”
Figlio di musicisti, ha studiato questo strumento complesso da quando era bambino: crescere, per lui, ha significato anche imparare a conoscere lo strumento e, attraverso di esso, conoscere sé stesso. I primi otto anni di conservatorio al San Pietro a Maiella di Napoli, per poi completare gli studi a Piacenza e perfezionarsi alla Scuola di Musica di Fiesole, una delle istituzioni musicali più prestigiose d’Italia. Portare la cultura partenopea in Australia non è per lui un dettaglio biografico, ma una scelta precisa e affettuosa. Ogni concerto porta con sé un pezzo di Napoli: alla Manly Art Gallery ha suonato in occasione di una mostra sul pittore Dattilo Rubbo, anch’egli napoletano emigrato in Australia. Al Co.As.It. ha invece proposto una serenata di Gaetano Braga, violoncellista napoletano dell’Ottocento. Un gesto consapevole: la memoria di una cultura portata in un altro continente.
Accanto ai concerti, insegna all’Open Academy del Sydney Conservatorium, con studenti che vengono da ogni parte del mondo. “Insegnare musica a qualcuno di una cultura diversa è come costruire un ponte. Non si trasmette solo tecnica, si scambia un pezzo di sé”.
I progetti futuri li tiene per sé, scaramanzia napoletana dichiarata. Ma la curiosità che lo ha portato fin qui, dice, è la stessa che lo spinge avanti. “Mi ha sempre affascinato l’ignoto. Penso che qui si ricolleghi tutto. È la curiosità che mi ha portato in Australia. Ed è quella che mi fa andare avanti.” Il violoncello è rimasto a Napoli. Eppure, chi lo ha sentito suonare a Sydney sa che quella voce calda, profonda e inequivocabilmente napoletana, non ha perso nulla per strada. La comunità italiana lo aspetta presto di nuovo sul palco.