È stata inaugurata sabato 10 ottobre alla Rogue Pop-Up Gallery di Redfern, ‘Rage Is My Muse’, la personale dell’artista italiana Eleonora Pasti, visitabile fino al 25 ottobre. Domenica 11 l’artista ha presentato il suo lavoro in un artist talk insieme a Manuela Rispoli.
Al centro della mostra ci sono gli oggetti della vita domestica, da sempre legati al ruolo femminile, che Pasti smonta, ricuce e trasforma, restituendoli allo sguardo con un significato nuovo. Un approccio da “artivista”, come lei stessa si definisce: un’arte che non vuole essere decorazione, ma uno strumento per cambiare prospettiva.
Lo si vede nei piatti di porcellana spezzati e ricomposti con il filo, che in Lineage si posano su delle sedie come un’eredità familiare arrivata in frantumi. Nei guanti da cucina dipinti fino a diventare guantoni da boxe. Nelle teiere rosse rifatte in feltro, con calze e camicie di lana vintage, e in ‘Self Portrait in the Sink’, un autoritratto ad acquerello dentro il lavandino.
‘Killing the Angel of the House’, un lavoro in tessuto vintage, richiama nel titolo Virginia Woolf e il suo invito a liberarsi “dell’angelo del focolare”. ‘The Black Sheep’ nasce da una sottoveste, ‘Pooldance’ da un mestolo d’epoca, ‘The Sad Swan’ da una scarpetta da punta. In ‘What Remains of Us’ feltro, capelli ed esuvie di cicala diventano una riflessione su ciò che resta di noi. Completano il percorso grandi installazioni come ‘Mary’, ‘Dress to Kill – It Was Lovely Having You for Dinner!’ ‘Rebirth’ e ‘Phoenix’, accanto a monotipi, collage e disegni.
Sono materiali poveri e di recupero, per lo più trovati nei negozi dell’usato di Sydney, che l’artista tratta come presenze vive, cariche di memoria.
Nata a Riva del Garda, Pasti si è laureata in Psicologia dell’Arte a Bologna, dove ha studiato semiotica con Umberto Eco. Dopo quindici anni di attività tra Lussemburgo e Francia, nel 2021 si è trasferita in Australia, dove il suo linguaggio è passato dal tessile al mixed media. “Tutto parte dalla mia esperienza – racconta –. Attraverso i miei oggetti, mi curo”.