WASHINGTON - Una nuova ondata di teorie del complotto sta travolgendo gli Stati Uniti subito dopo la sparatoria avvenuta sabato scorso durante la cena annuale della White House Correspondents Association. L’incidente, avvenuto presso il Washington Hilton mentre erano presenti il presidente Trump, alti funzionari e giornalisti, è diventato in pochi minuti il fulcro di una massiccia operazione di disinformazione online.
Le ricostruzioni infondate sono state alimentate da brevi clip amatoriali e dalle prime, frammentarie notizie diffuse prima ancora che la Casa Bianca potesse pubblicare i dettagli ufficiali sull’aggressore. Senza alcuna prova, molti utenti hanno descritto l’evento come un “false flag” orchestrato per distogliere l’attenzione dal conflitto con l’Iran, mentre altre speculazioni hanno collegato l’attacco al progetto di Trump di costruire una nuova sala da ballo presidenziale per i grandi eventi.
Lo stesso presidente, dichiarando a caldo che la falla nella sicurezza dimostrava la necessità di una struttura interna alla Casa Bianca, ha involontariamente fornito materiale ai teorici del complotto.
Il fenomeno non ha riguardato solo utenti comuni, ma è stato amplificato da account con vasto seguito e testate estere. Alcuni account hanno falsamente attribuito al sospettato simpatie israeliane, una tesi che (secondo il New York Times) è stata rilanciata anche dal media statale russo RT. Contemporaneamente, altre teorie hanno legato l’attacco alle attuali tensioni al Congresso riguardo ai fondi per il Dipartimento per la Sicurezza Interna.
La Casa Bianca è intervenuta duramente per arginare quella che la portavoce Karoline Leavitt ha definito una diffusione di “sciocchezze folli”. Leavitt ha ribadito l’impegno dell’amministrazione nel far emergere i fatti rapidamente per dissipare le menzogne che impazzano sui social. Anche Sarah B. Rogers, sottosegretaria di Stato per la diplomazia pubblica, ha espresso preoccupazione dopo aver raccolto le testimonianze di giornalisti allarmati da una vera e propria “isteria di massa” tra i lettori.
Secondo gli studiosi, questo fenomeno si inserisce in un solco già tracciato da precedenti episodi di violenza politica, come l’attentato a Butler nel 2024 o l’aggressione a Paul Pelosi nel 2022.
Katie Sanders, direttrice di PolitiFact, ha spiegato a The Hill che viviamo in un ambiente in cui le persone, non credendo più a nulla, perdono la bussola per distinguere il vero dal falso durante le breaking news. Per Geoff Dancy, politologo dell’Università di Toronto, il pensiero complottista rappresenta invece una risposta psicologica al trauma: in ambienti caotici come quello di una sparatoria, cercare una cospirazione significa tentare di trovare un senso logico o un conforto nel disordine assoluto.