WASHINGTON - Cnn, Politico e MS Now sono state riammesse a tempo indeterminato alla Casa Bianca.
A stabilirlo è stato il giudice federale del distretto di Washington, Timothy Kelly, concedendo un’ingiunzione preliminare che impedisce all’amministrazione presieduta da Donald Trump di applicare il ban imposto ai giornalisti delle tre testate, mantenendo lo status quo in attesa dell’esito della causa legale promossa dalla coalizione di media sul diritto di accesso.
Nel suo provvedimento, il giudice ha ordinato espressamente che le autorità e i loro agenti “non debbano eseguire, attuare o applicare la decisione del 18 settembre 2026 di revocare i pass di stampa ‘hard pass’ della Casa Bianca detenuti dai dipendenti di Cnn, MS Now e Politico”.
La vicenda ha avuto inizio il 18 settembre 2026, quando il presidente Trump ha bandito le tre testate dal complesso della Casa Bianca, motivando la misura straordinaria con la loro costante pubblicazione di “fake news”. Il 21 settembre le organizzazioni editoriali hanno promosso un’azione legale denunciando la violazione dei propri diritti costituzionali.
Il 24 settembre il giudice Kelly ha accordato un primo ordine di sospensione temporanea (temporary restraining order) della durata di 14 giorni. Alla scadenza del provvedimento, le emittenti sono tornate in aula per richiedere l’ingiunzione preliminare a tutela dei propri inviati durante l’intera durata del contenzioso, che potrebbe protrarsi per diversi mesi.
Nella sentenza di 26 pagine redatta martedì, il giudice Kelly si è schierato dalla parte delle testate, rilevando che i ricorrenti “hanno probabilità di vittoria non solo per la violazione del giusto processo, ma anche per le due contestazioni relative al Primo Emendamento”.
Il magistrato ha smontato la tesi dell’amministrazione, sottolineando come le ragioni di sicurezza nazionale siano state usate come mero pretesto: “Non c’è praticamente nulla di attinente alla sicurezza nazionale negli atti relativi alla decisione del presidente di revocare i permessi di accesso ai ricorrenti, a cui la Corte possa fare riferimento”.
Kelly ha notato che, per quanto l’accesso alla Casa Bianca non sia un diritto assoluto, i precedenti vincolanti stabiliscono che, una volta concesso ai giornalisti, non può essere revocato per ragioni editoriali o per divergenze di opinione. “
È probabile che il presidente Trump abbia vietato ai querelanti l’accesso alla Casa Bianca perché ritiene che i loro articoli siano generalmente inaccurati e di parte nei suoi confronti”, ha scritto il giudice, ravvisando una violazione dei diritti sanciti dal Primo e dal Quinto Emendamento della Costituzione statunitense.
Durante il dibattimento presso il tribunale E. Barrett Prettyman di Washington, la difesa governativa è apparsa in forte difficoltà. Il giudice ha evidenziato come il principale ostacolo per l’amministrazione fosse un problema di mancata notifica preliminare (notice problem). La Casa Bianca non ha fornito infatti alcun preavviso ai media interessati sulla possibilità di perdere i pass di stampa (considerati essenziali per la copertura istituzionale), inviando soltanto comunicazioni post-hoc a revoche e blocchi degli accessi già eseguiti, in aperta violazione dei precedenti giudiziari.
A rafforzare la posizione dei quotidiani è intervenuto il legale dei media, Theodore J. Boutrous, che durante l’udienza dell’8 ottobre ha citato un’intervista rilasciata da Trump alla rivista Time la settimana precedente. Secondo Boutrous, le dichiarazioni del presidente hanno rappresentato una vera e propria “confessione”, confermando che l’ostracismo era motivato esclusivamente dal contenuto degli articoli e non da questioni di sicurezza: “La causa si è rafforzata a favore dei querelanti proprio grazie al presidente Trump”.
In virtù della decisione, le tre testate potranno continuare a coprire le attività della Casa Bianca per tutta la durata del processo dietro il pagamento di una cauzione simbolica di 1 dollaro imposta dal tribunale.
L’ordinanza non garantisce tuttavia un accesso illimitato a tutti gli spazi. Non è infatti previsto che l’Amministrazione Trump debba consentire ai giornalisti di accedere allo Studio Ovale o a bordo dell’Air Force One. Già durante la vigenza del primo provvedimento temporaneo, i reporter di Cnn e Politico erano stati occasionalmente esclusi dai turni di “pool duty” per la copertura giornaliera del presidente, poiché l’esecutivo ha interpretato le disposizioni della corte come limitate al solo complesso principale della Casa Bianca e non estese agli spazi più ristretti o ai veicoli presidenziali.