WASHINGTON - Gli Stati Uniti e gli alleati europei si stanno “lentamente avvicinando” a una proposta di piano di pace articolata per porre fine al conflitto russo-ucraino. A rivelarlo è l’editorialista del Washington Post David Ignatius, che cita un funzionario Usa a conoscenza dei negoziati riservati.
L’obiettivo strategico dell’iniziativa è offrire vantaggi economici e garanzie ad ambedue i Paesi in cambio di concessioni territoriali. “Dobbiamo ampliare il problema e la soluzione per aiutare entrambe le parti a capire quale sarebbe la situazione nel dopoguerra, e poi fare concessioni”, ha spiegato la fonte.
I contenuti dell’intesa sono stati oggetto di un incontro vertice di sei ore organizzato venerdì scorso in Florida dagli inviati statunitensi Jared Kushner e Steve Witkoff, al quale hanno preso parte rappresentanti ufficiali di Ucraina, Regno Unito, Francia e Germania.
Il percorso diplomatico resta tuttavia ad alto rischio a causa delle forti tensioni tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, inasprite dalla decisione di Washington di sospendere per sei mesi alcune sanzioni sul diesel russo e dalla minaccia di interrompere l’assistenza dell’intelligence statunitense a Kiev.
Secondo la ricostruzione pubblicata da Ignatius, la bozza di accordo si struttura in quattro punti fondamentali. Il primo pilastro prevede la creazione di un meccanismo guidato dalla Banca Mondiale e dalla società di investimenti BlackRock per finanziare il ripristino delle infrastrutture distrutte, sostenere le famiglie dei soldati caduti o feriti e rilanciare l’economia nazionale.
Il secondo punto garantisce a Kiev l’impegno di Stati Uniti e Paesi europei a intervenire militarmente in caso di una nuova aggressione russa, attraverso un dispositivo che la fonte Usa definisce equiparabile all’Articolo 5 della Nato, mentre parallelamente anche Mosca potrebbe negoziare accordi con l’Europa per rispondere alle proprie esigenze di sicurezza.
La terza componente mira a riallacciare i legami economici tra Russia, Ucraina ed Europa, proponendo tra le opzioni la realizzazione di un gasdotto o oleodotto per trasportare l’energia russa verso i mercati europei dividendo i profitti tra Kiev e Mosca, oltre a definire tempistiche e modalità per la graduale revoca delle sanzioni contro la Russia.
Infine, il quarto e più complesso punto impone il congelamento delle ostilità lungo la linea di controllo attuale, lasciando sotto il controllo di fatto della Russia le aree occupate, compresa parte del Donbass.
Il principale ostacolo all’avanzamento della diplomazia rimane il nodo degli attacchi condotti dai droni ucraini contro le raffinerie russe. Durante il vertice in Florida, Kushner e Witkoff hanno ribadito la richiesta a Kiev di interrompere immediatamente i raid, avvertendo che in caso contrario Washington avrebbe dato seguito all’accordo sul diesel. Zelensky si è fermamente opposto all’ingiunzione, considerando i bombardamenti sugli impianti energetici russi una fondamentale leva di pressione negoziale.
“È evidente che la capacità degli ucraini di colpire le raffinerie sta avendo un impatto sull’economia russa. Ha aumentato il potere negoziale di Zelensky”, ha confermato al Post un diplomatico europeo. Dal canto suo, il funzionario statunitense ha chiarito che il proseguimento della missione a Mosca è vincolato allo stop dei raid: “Se Zelensky accetta di fermare gli attacchi alle raffinerie, riprendiamo il nostro impegno e andiamo a Mosca”.
Nonostante i governi europei intendano proseguire lungo la via diplomatica tracciata da Washington, tra le cancellerie occidentali prevale il pessimismo sulla reale volontà del Cremlino di scendere a compromessi: “Putin non sembra prendere sul serio la pace”, ha avvertito il diplomatico europeo.
Mosca ha però smentito di essere stata coinvolta formalmente nella stesura del testo: il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha dichiarato infatti che la Russia ha appreso dell’esistenza del piano unicamente a mezzo stampa, precisando: “Abbiamo letto la notizia, ma non ne siamo stati informati”.