RIAD - Si aggrava ulteriormente lo scontro tra l’Arabia Saudita e i ribelli Houthi dello Yemen, trascinando la regione in una spirale di attacchi incrociati e pesanti ritorsioni.
Nel mezzo di un’escalation senza sosta, il gruppo armato sostenuto da Teheran ha minacciato di proseguire anche nei prossimi giorni gli attacchi contro aeroporti e siti petroliferi nel Regno, mentre la coalizione guidata da Riad risponde con un’intensa campagna aerea sulle infrastrutture e sui centri di stoccaggio del carburante in territorio yemenita.
I ribelli yemeniti hanno terrorizzato la capitale saudita con una nuova e complessa offensiva aerea, prendendo di mira Riad e le strutture dell’est del Paese. Secondo quanto riferito dalla tv satellitare Al Jazeera, che ha citato il portavoce del movimento, gli Houthi hanno rivendicato di aver colpito gli impianti del colosso petrolifero Saudi Aramco a Dhahran, l’aeroporto internazionale King Khalid e una raffineria Aramco nella capitale.
La coalizione militare a guida saudita ha reso noto di aver intercettato e distrutto sulla capitale un missile balistico, oltre a quattro missili da crociera e due droni. L’annuncio è stato dato su X dal generale Turki al-Maliki, portavoce della coalizione, mentre forti esplosioni dovute alla contraerea in funzione sono state avvertite in tutta Riad. La Protezione Civile saudita ha comunicato sui social media che la caduta di detriti a seguito dell’intercettazione dei missili da crociera ha provocato il ferimento di quattro persone e danni lievi a 15 edifici residenziali.
L’azione giunge a pochi giorni dal pesante attacco sferrato dai ribelli sabato scorso contro lo stesso aeroporto internazionale King Khalid di Riad, che ha causato 13 morti e 300 feriti, determinando la chiusura dello scalo almeno fino a sabato. Un durissimo colpo per l’economia del Regno, impegnata a rassicurare i mercati internazionali sulla stabilità e sulla sicurezza del Paese per attirare investimenti.
L’attacco serale degli Houthi è stato presentato dai ribelli come una diretta ritorsione ai raid aerei condotti in giornata dalla coalizione saudita contro un deposito petrolifero strategico alla periferia ovest di Sana’a. Poco prima del bombardamento dell’impianto, che ospita grandi serbatoi di carburante, anche se la compagnia petrolifera yemenita ha sostenuto che fossero vuoti al momento dell’impatto, un portavoce saudita aveva intimato ai civili di abbandonare la zona.
L’aviazione di Riad ha inoltre colpito con 10 ondate d’attacco i depositi petroliferi degli Houthi nel porto di Ras Isa a Hodeidah (già bersaglio di attacchi israeliani nel 2024), nel tentativo di frenare l’avanzata militare dei ribelli verso sud e in direzione della città di Taiz.
Il Ministero della Salute yemenita, controllato dagli Houthi, ha riferito che due persone sono rimaste uccise in un raid saudita contro una compagnia petrolifera nella provincia di Hodeidah, sul Mar Rosso. Ulteriori bombardamenti hanno preso di mira presunti nascondigli dei vertici Houthi nella zona di Bani Mu’in (distretto di Razih, a ovest di Saada).
Attraverso un comunicato sui social media, il portavoce del comando militare Houthi, generale di brigata Yahya Sari, ha denunciato che nelle ultime 24 ore aerei F-15 e Typhoon decollati dalle basi di Khamis Mushayt e Ta’if, unitamente ad attacchi missilistici da Najran, hanno eseguito 104 raid contro infrastrutture civili nella capitale Sana’a e nelle province di Dhamar, Taiz, Amran, Lahj, Al-Jawf, Marib, Sa’ada e Hodeidah, provocando morti e feriti tra i civili.
Sari ha aggiunto che dall’inizio dell’ultima escalation il totale dei raid aerei e missilistici condotti dall’Arabia Saudita ha raggiunto quota 2.281. Sullo sfondo del conflitto, la monarchia saudita ha tentato inutilmente di ottenere un diretto supporto militare dagli Stati Uniti per piegare la resistenza degli Houthi.
Nel frattempo, secondo quanto rivelato dal Wall Street Journal sulla base di un rapporto di Conflict Armament Research, il gruppo yemenita starebbe lavorando alla costruzione di missili balistici a medio raggio di nuova generazione basandosi su componentistica d’origine cinese. In particolare, gli Houthi starebbero provando a realizzare una versione modificata del missile a guida di precisione iraniano Kheibar Shekan impiegando una selezione di componenti provenienti dalla Cina.
Stando alle analisi contenute nel documento, il vettore in fase di progettazione avrebbe una gittata di circa 3.000 chilometri, un raggio d’azione sufficiente per raggiungere e colpire sia il territorio di Israele sia quello dell’Arabia Saudita.