ROMA - Giorgia Meloni ha tenuto al Senato le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo, con un intervento di circa 45 minuti seguito da applausi della maggioranza, in particolare sui passaggi dedicati a Russia, difesa, confini ed energia.
Ai banchi del governo erano assenti i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto. Successivamente si è aggiunta la ministra per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati.
Al Senato sono state depositate sette risoluzioni. Due sono della maggioranza, una delle quali specifica sull’Ucraina e definita come integrazione a sostegno delle iniziative diplomatiche per la tregua. Le altre cinque sono delle opposizioni: Pd, Italia viva, M5s, Avs e Azione.
Nel suo intervento, Meloni ha indicato il costo dell’energia come il problema che oggi pesa di più sull’economia e sulla competitività delle imprese. “Nessuno può rispondere efficacemente da solo”, ha detto, chiedendo una risposta europea “coordinata e rapida”.
La premier ha insistito sulla necessità di correggere regole nate in un contesto diverso, per evitare che aggravino la crisi. “Ogni costo in più che l’Europa impone a sé stessa è un vantaggio che regala ai suoi concorrenti”, ha affermato.
Sull’Ucraina, Meloni ha ribadito che la posizione italiana non cambia. “Nessuno mi convincerà che la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace”, ha detto. Per la presidente del Consiglio, i pilastri restano sostegno a Kiev, attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica.
La premier ha criticato anche l’intesa sul gasolio russo annunciata venerdì dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, definendola “molto rischiosa”. Secondo Meloni, il rischio è offrire una legittimazione a Mosca, garantire nuove entrate per finanziare la guerra e indebolire la leva delle sanzioni.
Quanto al ruolo europeo nel negoziato, Meloni ha chiesto che l’Unione non resti “a guardare”. Se Francia, Germania e Gran Bretagna, nel formato E3, ritengono di poter agire da sole, ha detto, “almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti”. La premier propone che i Ventisette individuino una figura autorevole per portare al tavolo la voce dell’Europa.
Sulla difesa, Meloni ha rivendicato la scelta di non usare tutto il margine di risorse aggiuntive. “Non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola. Se non li spendessimo per la difesa non potremmo spenderli in altro”, ha detto. Secondo la premier, chi racconta che più sicurezza significhi meno welfare “mente sapendo di farlo”.
Un altro passaggio ha riguardato il bilancio europeo. Meloni ha spiegato che l’Italia non è contraria per principio a un accordo entro la fine dell’anno, ma non firmerà un testo non vantaggioso solo per rispettare una scadenza. “Noi firmeremo un accordo solo quando sarà giusto per l’Italia”, ha detto.
La premier ha indicato come linee rosse la Politica agricola comune, la pesca e la coesione. “L’Italia non accetterà un bilancio che le ridimensioni”, ha affermato. Sulle nuove risorse proprie proposte dalla Commissione, Meloni ha detto di avere “diverse riserve”, pur dichiarandosi disponibile a lavorare per alleggerire il peso sui bilanci nazionali “senza nuove tasse”.
Nella replica, la presidente del Consiglio ha risposto anche alle critiche delle opposizioni sull’ex Ilva. “Sono certa che abbiate delle soluzioni migliori, mi chiedo perché non le abbiate messe in campo quando eravate al governo”, ha detto.
Sui militari italiani ridislocati dall’Iraq all’Arabia Saudita, Meloni ha spiegato che il governo è rimasto nel quadro della risoluzione parlamentare del 5 marzo sul sostegno ai Paesi del Golfo attaccati dall’Iran. Ha aggiunto che Crosetto, se necessario, potrà tornare in Parlamento per una valutazione più complessiva e per un eventuale mandato.