ROMA - La Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge sul riconoscimento e la tutela dei caregiver familiari, le persone che assistono e si prendono cura di un proprio caro con disabilità o non autosufficiente. I sì sono stati 153, i no 105, con quattro astenuti. 

Il provvedimento punta a valorizzare il ruolo del caregiver familiare, riconoscendo anche il valore economico dell’attività di cura svolta ogni giorno all’interno delle famiglie. Il testo prevede sostegni e il coinvolgimento dei caregiver nei processi di valutazione, pianificazione e monitoraggio degli interventi. 

Per la maggioranza si tratta di un primo passo atteso da anni. “Con l’approvazione, in prima lettura, alla Camera diamo una risposta attesa da oltre vent’anni a milioni di persone che ogni giorno si prendono cura di un proprio caro”, afferma Ugo Cappellacci, presidente della Commissione Affari sociali della Camera, ricordando che dal 2013 al 2025 sul tema si sono susseguite circa 30 proposte di legge, senza mai arrivare all’approvazione finale.  

Durante l’esame, aggiunge, il provvedimento è stato rafforzato anche con un emendamento a sua prima firma che ha innalzato la soglia Isee da 15mila a 25mila euro, ampliando la platea dei beneficiari del sostegno economico. 

“Chi si prende cura degli altri non può essere lasciato solo”, sottolinea Cappellacci. Per il deputato di Forza Italia, la legge riconosce il valore sociale dell’assistenza familiare e introduce “strumenti concreti di sostegno e tutela”. 

Critico il Partito democratico. Secondo Ilenia Malavasi, capogruppo dem in Commissione Affari sociali, il testo rischia di trasformare il riconoscimento dei caregiver “in un percorso a ostacoli”, con requisiti troppo rigidi e sostegni insufficienti. 

“Fino a 400 euro al mese, a fronte di un carico di assistenza che può occupare gran parte della giornata, significa meno di un euro l’ora”, afferma Malavasi. La deputata contesta anche l’esclusione di chi non convive con la persona assistita, le soglie sulle ore di cura e i limiti legati ai redditi da lavoro. 

Per il Pd, la cura non può essere misurata “con il cronometro” né scaricata sulle famiglie, spesso sulle donne. Servono, sostiene Malavasi, una rete di servizi accessibili, sostegni economici adeguati, tutele previdenziali e misure per prevenire isolamento e impoverimento. 

Il disegno di legge passa ora al Senato, dove il confronto proseguirà sulle risorse e sull’estensione concreta delle tutele.