WASHINGTON – L’amministrazione Trump ha annunciato un ampliamento delle sanzioni secondarie contro l’Iran, con l’obiettivo dichiarato di “recidere ogni ancora di salvezza economica” del regime, pur senza applicare immediatamente nuove penalità ai Paesi che continuano a fare affari con Teheran.
Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha presentato l’iniziativa, denominata “Operation Economic Outcast”, come un ultimo avvertimento a governi, banche e imprese straniere: ridurre rapidamente i rapporti con l’Iran oppure rischiare di perdere l’accesso al sistema finanziario americano e alle transazioni in dollari.
“Stiamo lanciando un’offensiva economica contro i collegamenti finanziari dell’Iran in tutto il mondo”, ha dichiarato Bessent. “Il nostro obiettivo è interrompere ogni linea economica che sostiene questo regime tirannico finché Teheran non resterà sola.”
Il segretario non ha indicato quali Paesi saranno colpiti né quando le eventuali sanzioni entreranno in vigore.
Ha spiegato che Washington intende concedere un periodo limitato per interrompere le attività considerate incompatibili con le nuove regole, sostenendo che un’applicazione immediata potrebbe provocare effetti troppo bruschi sul sistema finanziario internazionale.
“Perché dovrei far saltare il sistema finanziario globale? - ha detto -. Riteniamo importante stabilire chiaramente le condizioni e concedere un periodo per adeguarsi, ma tutti devono sapere che ci muoveremo molto rapidamente e che facciamo sul serio.”
Bessent ha inoltre anticipato entro la fine della settimana un “importante annuncio” riguardante sanzioni contro un’istituzione finanziaria.
Teheran ha reagito avvertendo che nuove misure americane non resteranno senza conseguenze.
“Qualsiasi escalation di questa situazione produrrà inevitabilmente conseguenze”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei. “Le nostre mani non sono legate.”
Anche il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Qalibaf ha liquidato le minacce americane, sostenendo che Washington non avrebbe la capacità economica di restringere ulteriormente i rapporti dell’Iran con altri Paesi.
Uno dei principali interrogativi riguarda la Cina, da anni maggiore acquirente del petrolio iraniano.
Gli Stati Uniti hanno intensificato le iniziative contro gli acquisti cinesi, evitando finora però di sanzionare le grandi banche di Pechino. Una decisione di questo tipo potrebbe complicare il previsto incontro di fine settembre a Washington tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, soprattutto dopo l’intesa dello scorso novembre su terre rare e tariffe americane.
Contestualmente, il Dipartimento del Tesoro ha annunciato misure contro quasi 60 tra società, individui e navi.
Cinque sono i settori indicati come prioritari: attività digitali, oro, tecnologia, aviazione e trasporto marittimo, tutti ritenuti strumenti attraverso i quali l’Iran continua a sostenere la propria economia e ad aggirare le restrizioni.
Le sanzioni americane contro Teheran sono in vigore da decenni e hanno colpito soprattutto petrolio, aviazione, criptovalute, approvvigionamento di componenti militari e attività economiche riconducibili al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica.
Secondo i dati del Dipartimento del Tesoro, dall’inizio del secondo mandato di Trump nel 2025 più di mille persone, navi e aeromobili sono stati sottoposti a misure collegate all’Iran.
Il nuovo intervento prende il via mentre la durata del conflitto tra Stati Uniti e Iran si avvicina ai sei mesi. I combattimenti più intensi si sono ridotti, ma i negoziati sono fermi e il traffico di petrolio e materie prime attraverso lo Stretto di Hormuz resta in gran parte bloccato.
Ieri, le autorità iraniane hanno nuovamente intimato alle navi di non attraversare lo stretto senza autorizzazione, indicando 45 imbarcazioni accusate di avere violato le proprie disposizioni.
Sul piano diplomatico, il capo dell’esercito pakistano Asim Munir è arrivato intanto in Iran per colloqui. Islamabad ha presentato la visita come parte degli sforzi per favorire la stabilità regionale, mentre fonti pakistane hanno riferito che Trump avrebbe contattato Munir la scorsa settimana chiedendogli soprattutto di favorire il ritorno di Teheran al tavolo negoziale.