WASHINGTON - L’accordo siglato tra Vladimir Putin e Donald Trump per la fornitura di diesel russo continua a provocare profonde spaccature e reazioni a catena sull’asse transatlantico.
Il presidente Usa difende l’intesa sanzionatoria sostenendo che favorirà l’abbassamento dei prezzi del carburante.
Dall’inizio del conflitto contro l’Iran, sette mesi fa, le quotazioni sono schizzate in alto di oltre il 60%, con pesanti ripercussioni elettorali in vista del voto di Midterm del 3 novembre. Ciononostante, la misura ha incontrato dure critiche bipartisan al Congresso, una netta contrarietà nell’Unione Europea e lo scetticismo degli analisti energetici.
La posizione di Bruxelles, determinata a proseguire con le sanzioni economiche contro Mosca, rischia ora di ostacolare l’intesa commerciale russo-statunitense. “È chiaro che questo potrebbe rappresentare un ostacolo”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, rispondendo ai cronisti sul rischio che nuove misure restrittive o barriere europee possano interferire con le forniture.
Peskov ha comunque difeso la linea concordata tra i due leader: “Questo in realtà è un aspetto di grande vantaggio reciproco nella cooperazione russo-statunitense. È nell’interesse degli Stati Uniti, è nell’interesse dei mercati energetici globali ed è nell’interesse della Federazione Russa, ed è per questo che sta accadendo”.
A sostegno della propria decisione, Trump ha pubblicato un post su Truth Social attaccando le politiche energetiche europee e rivendicando l’impostazione sovranista dell’intesa: “L’Unione Europea ha pagato alla Russia 250 miliardi di dollari per l’energia e i media delle fake news non vogliono nemmeno avvicinarsi a questa storia. Ho fatto la scelta giusta per il popolo statunitense: sempre ‘America First’!”.
Il presidente ha ribadito l’utilità del provvedimento anche a beneficio del settore agricolo statunitense, derubricando le perplessità degli analisti, secondo i quali la quantità di diesel fornita da Mosca nei prossimi tre mesi corrisponderebbe a sole 12 ore di consumo globale e difficilmente calmiererà i prezzi.
L’esenzione temporanea dalle sanzioni concessa dall’amministrazione statunitense per consentire l’export di gasolio russo ha suscitato l’opposizione di un gruppo bipartisan di senatori, che ne chiedono l’immediata revoca denunciando la presunta violazione della legge del 2022 approvata a sostegno dell’Ucraina.
“Dovremmo inasprire ulteriormente le sanzioni, non indebolirle consentendo l’importazione di diesel russo e rischiando di cancellare la nostra leva finanziaria, danneggiare la nostra credibilità con gli alleati e rincuorare i nostri avversari”, ha contestato il senatore repubblicano Jerry Moran.
In partenza dalla Casa Bianca per un viaggio in Ohio, Trump ha respinto con fermezza i rilievi sollevati all’interno del suo stesso partito: “Beh, penso che questi siano repubblicani che non possono davvero essere seri. Possiamo imporre una restrizione sul petrolio, ma il resto del mondo ne sarebbe fortemente, fortemente colpito se lo facessimo”.
Un altro fronte di tensione riguarda le cause del rincaro dei carburanti e l’ipotesi di una tregua energetica tra Mosca e Kiev. Trump ha indicato i blitz dell’esercito ucraino contro le raffinerie russe come il fattore principale dell’aumento dei costi, chiedendo apertamente un avvicendamento alla presidenza a Kiev.
Volodymyr Zelensky, intervistato dal programma America’s Newsroom su Fox News, ha rigettato le accuse: “Tutti capiscono che il prezzo del diesel non dipende dai nostri attacchi al diesel in Russia. Tutti capiscono che dipende dal blocco... dello Stretto di Hormuz”.
Il leader ucraino ha ribadito la disponibilità a indire le elezioni a condizione che la Russia conceda un cessate il fuoco di 60 giorni per garantire la sicurezza delle infrastrutture.
Nonostante l’annuncio domenicale di Trump secondo cui “Russia e Ucraina hanno concordato” una sospensione degli attacchi reciproci agli impianti energetici, l’intesa stenta a concretizzarsi sul campo. Zelensky ha accusato Mosca di violare le promesse, sottolineando come sia “sempre più chiaro” che la Russia non intenda fermarsi dopo il ferimento di sei strutture energetiche ucraine nella sola giornata di lunedì.
Dal canto suo, Trump ha commentato che “la tregua è stata violata da entrambe le parti”, mentre il Cremlino, per bocca di Peskov, ha confermato che “sono in corso contatti su questa questione”, pur senza aggiungere ulteriori dettagli.