Per molti giovani italiani l’Australia significa Sydney, Melbourne o Brisbane. Ma esiste anche un’altra Australia, più dura e isolata, che tanti immigrati finiscono per conoscere quasi per necessità di visto. Negli ultimi anni infatti le politiche migratorie australiane hanno continuato a favorire i percorsi nelle aree regionali, con maggiori possibilità di ottenere punti, sponsorship o percorsi verso la residenza permanente lontano dalle grandi città della costa est.

Valentina Cecchi ha vissuto a Darwin per sette anni. Oggi ha ottenuto la cittadinanza australiana e un ruolo come Cabin Crew Supervisor per la principale compagnia aerea del paese, traguardo che le ha permesso di lasciare il Northern Territory e trasferirsi a Brisbane.

Quando è arrivata in Australia aveva già esperienza come assistente di volo in Europa, abituata ai grandi aeroporti internazionali come Roma e Milano Malpensa. L’impatto con Darwin è stato completamente diverso. “Ti rendi conto subito di essere lontana da tutto – racconta -. All’inizio è stato difficile adattarmi a una realtà così isolata e diversa”.

Per anni ha lavorato per una compagnia che collega le comunità remote del Northern Territory, comprese diverse comunità First Nations raggiungibili solo dopo lunghi voli sopra il bush australiano. Durante il Covid quei collegamenti sono diventati essenziali anche per emergenze sanitarie e trasporti urgenti verso territori particolarmente vulnerabili.

“Molti pensano all’Australia come alle grandi città, ma lavorando con con quella compagnia ho visto un’altra realtà - spiega Valentina -. Ci sono comunità isolate dove l’aereo è uno degli unici collegamenti possibili e dove durante il Covid c’era molta paura che il virus potesse arrivare”.

Il Northern Territory, con il suo clima tropicale estremo, i cicloni e le immense distanze, può apparire ostile ai nuovi immigrati europei. Eppure proprio queste difficoltà finiscono spesso per creare legami profondi tra chi arriva lì per motivi di visto, vivendo esperienze simili fatte di precarietà, adattamento e sacrifici.

“Ci siamo ritrovati tutti nella stessa situazione, arrivati quasi con un salto nel buio – ricorda -. Con il tempo ci siamo supportati a vicenda e oggi molti di noi sono riusciti finalmente a ottenere residenza o cittadinanza”.
Paradossalmente proprio durante il Covid Darwin ha vissuto anche una fase di rilancio turistico. Con gli australiani impossibilitati a viaggiare oltreoceano, molti hanno iniziato a scegliere il Top End come meta per le vacanze domestiche, riportando movimento e vitalità in una città che per anni era sembrata dimenticata dal resto del Paese.

L’esperienza nelle aree regionali si è rivelata fondamentale anche dal punto di vista professionale. Lavorare tra voli remoti, emergenze e situazioni imprevedibili ha permesso a Valentina di sviluppare competenze molto apprezzate nel settore dell’aviazione australiana, contribuendo al suo approdo in quella che può essere considerata la compagnia di bandiera australiana. “Per anni ho visto Darwin quasi come un sacrificio necessario per il visto – conclude -. Poi ho capito che quell’esperienza mi aveva dato molto, sia dal punto di vista umano che lavorativo”.

E forse proprio osservando Darwin viene spontaneo pensare anche alle prime generazioni di migranti italiani arrivate nel Nord australiano decenni fa. Se oggi il Northern Territory può sembrare lontano, negli anni della grande migrazione italiana doveva apparire davvero come la fine del mondo. Cambiano le motivazioni, ieri il lavoro e oggi spesso il visto, ma rimane lo stesso confronto con un’Australia estrema che continua, nel bene e nel male, a trasformare chi la vive.