ROMA - Si è concluso con toni “amichevoli e costruttivi” l’incontro tra il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, e Papa Leone XIV. L’udienza, durata circa 45 minuti, rappresenta un passaggio cruciale per stabilizzare il rapporto tra Washington e la Santa Sede, in un momento di forte turbolenza diplomatica. Secondo una nota del Dipartimento di Stato, il colloquio ha sottolineato la forza del legame bilaterale e l’impegno condiviso per la dignità umana. 

Al centro del faccia a faccia e del successivo incontro con il Segretario di Stato vaticano, il Cardinale Pietro Parolin, vi sono state le principali crisi internazionali. Le fonti vaticane e statunitensi concordano nell’indicare come temi prioritari l’esame degli sforzi umanitari e delle iniziative per una pace duratura in Medio Oriente e Africa, con particolare riferimento a Libano e Iran.  

Un focus specifico è stato riservato alla situazione nell’emisfero occidentale, in particolare a Cuba, ponendo l’accento sulla necessità di fornire un sostegno concreto al popolo cubano in questo difficile frangente. Infine, i colloqui hanno riaffermato una partnership solida nel far progredire il diritto alla libertà religiosa e la libertà di culto a livello globale. 

Nonostante le tensioni politiche sullo sfondo, il protocollo ha seguito i binari della cordialità. “È bello rivederla dopo un anno”, ha esordito Rubio salutando il Pontefice. Il Papa ha consegnato a Rubio una penna in legno di ulivo, sottolineando che si tratta della “pianta della pace” e mostrando lo stemma papale raffigurato all’estremità, mentre il Segretario di Stato ha ricambiato con un fermacarte di cristallo a forma di semisfera, commentando con un sorriso: “Cosa si può regalare a qualcuno che ha già tutto?”. 

Dietro la cortesia diplomatica di Rubio resta però la realtà di rapporti tra Santa Sede e Stati Uniti estremamente delicati. La frattura non riguarda solo la politica estera, ma investe la visione stessa della religione nello spazio pubblico. A pesare sono state le recenti “bordate” di Donald Trump, che ha accusato il Papa di essere “debole e terribile in politica estera”, arrivando a sostenere che le sue posizioni mettano “in pericolo i cattolici”. 

Lo scontro si è acceso ulteriormente sulla questione nucleare: Trump ha accusato il Pontefice di suggerire una posizione morbida verso l’armamento dell’Iran. La replica della Santa Sede non si è fatta attendere: il Cardinale Parolin ha ribadito l’illiceità del possesso di armi nucleari, definendo la posizione vaticana “molto chiara” e documentata da accordi internazionali promossi proprio dalla Chiesa. 

La visita in Vaticano è stata solo la prima tappa del viaggio di Rubio in Italia. Il Segretario di Stato cerca di consolidare il fronte occidentale su dossier critici come la sicurezza energetica e la crisi nello Stretto di Hormuz, che minaccia i flussi di energia e fertilizzanti. 

Domani l’agenda si sposterà sul versante governativo: Rubio sarà a Palazzo Chigi per un colloquio con la premier Giorgia Meloni. Seguiranno poi incontri strategici con il Ministro degli Esteri Antonio Tajani (impegnato in un’iniziativa di coordinamento internazionale che coinvolge oltre 40 Paesi) e con il Ministro della Difesa Guido Crosetto. L’Italia resta infatti fondamentale per la stabilità del Mediterraneo e per la presenza militare sul campo in Libano.