NUOVA DELHI - Quando i leader dei Brics si riuniranno a Nuova Delhi il 12 e 13 settembre, al tavolo siederanno Paesi che rappresentano quasi metà della popolazione mondiale e circa il 40% del Prodotto interno lordo a parità di potere d’acquisto.

Attorno al vertice presieduto dall’India si incroceranno tuttavia anche le principali fratture geopolitiche del nostro tempo. Vladimir Putin porterà con sé il peso della guerra in Ucraina, Masoud Pezeshkian quello dello scontro che attraversa il Medio Oriente, mentre il ritorno di Xi Jinping in India avverrà dopo anni di forti tensioni tra le due maggiori potenze asiatiche. 

Secondo Vas Shenoy (Chief Representative per l’Italia della Indian Chamber of Commerce, fondatore della Indo-Mediterranean Initiative e analista geopolitico) è proprio questa eterogeneità a rendere il vertice particolarmente significativo.

La sfida della presidenza indiana, spiega l’esperto, non è cancellare divisioni radicate, ma dimostrare che esse non devono necessariamente impedire il dialogo, evitando al contempo che i Brics si trasformino in un nuovo blocco rigidamente contrapposto all’Occidente. 

Il valore politico dell’appuntamento va ben oltre la dichiarazione conclusiva. Tra gli undici membri figurano grandi potenze demografiche, produttori di idrocarburi, economie africane e mediorientali, uniti dalla richiesta di una governance internazionale più rappresentativa ma spesso posizionati su fronti opposti. In questo contesto, la presenza di Putin assume una dimensione centrale.  

La guerra in Ucraina ha generato ripercussioni globali, dal riarmo europeo all’instabilità dei prezzi energetici e della sicurezza alimentare, rendendo l’incontro tra Narendra Modi e il presidente russo un passaggio delicato. Difesa, energia e nucleare civile restano pilastri della relazione bilaterale, con l’India che continua ad acquistare grandi quantità di energia da Mosca. 

Sullo sfondo delle pressioni internazionali, Delhi rivendica la propria capacità di mediazione. Modi dispone infatti di canali politici funzionanti con Mosca, Kiev, Washington e le principali capitali europee: può interloquire con Putin senza negare l’invasione dell’Ucraina e, contemporaneamente, cooperare con gli Stati Uniti senza intaccare lo storico rapporto con la Russia, ribadendo che una soluzione duratura non può prescindere da negoziati e diplomazia. 

Il vertice segnerà anche la prima visita in India di Xi Jinping dopo sette anni. Un eventuale faccia a faccia con Modi non risolverà vertenze storiche (come la disputa sulla frontiera himalayana, i legami tra Pechino e il Pakistan o la competizione nell’Indo-Pacifico), ma dopo le tensioni seguite allo scontro di Galwan nel 2020 l’incontro punta a ristabilire il principio che la rivalità tra due Stati-civiltà non debba tramutarsi in uno scontro permanente. 

Sul fronte mediorientale, la presenza del presidente iraniano Pezeshkian tocca da vicino gli interessi indiani. Milioni di cittadini indiani vivono nel Golfo, la regione garantisce gran parte dell’approvvigionamento energetico nazionale e dalla sua stabilità dipende il corridoio economico India-Middle East-Europe (Imec). L’autonomia strategica di Nuova Delhi le consente di mantenere legami storici con Teheran e, al contempo, partnership consolidate con Israele, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. 

Il quadro negoziale si complica ulteriormente dopo la recente firma alla Mecca di un accordo di difesa collettiva tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. L’intesa stabilisce che un attacco armato contro uno dei tre Paesi venga considerato un attacco contro tutti, richiamando nella logica l’Articolo 5 della Nato pur fondandosi sul diritto all’autodifesa previsto dalla Carta dell’Onu.

La combinazione tra il secondo esercito della Nato (Turchia), una potenza nucleare (Pakistan) e la solidità finanziaria ed energetica saudita introduce un nuovo fattore di equilibrio dal Mediterraneo all’Oceano Indiano. Sebbene non si possa parlare di una “Nato islamica”, dati i vincoli di Ankara con l’Alleanza Atlantica e i legami di Riad con Washington, il patto riflette la complessità interna ai Brics, raggruppamento che include sia l’Iran sia le monarchie del Golfo. 

Questa architettura multilaterale smentisce, secondo Shenoy, l’esistenza di una contraddizione nella linea di Nuova Delhi, impegnata contemporaneamente nei Brics e nel Quad (con Stati Uniti, Giappone e Australia). L’India ha evoluto il suo storico non-allineamento in una dinamica di autonomia strategica: rafforza la cooperazione con i partner occidentali su sicurezza marittima, tecnologie e catene di approvvigionamento senza dover adottare posizioni antiastatunitensi o antirusse. 

Il rischio principale per i Brics resta quello di venire strumentalizzati da Russia, Cina e Iran in chiave antioccidentale. Per l’India, multipolarità non significa sostituire un’egemonia con un’altra: un’impostazione ideologica farebbe perdere al gruppo la sua utilità originaria. La dimensione economica rappresenta il principale argine a questa deriva. A Delhi, accanto ai vertici politici, si terrà un folto programma dedicato a infrastrutture, energia e investimenti per trasformare il peso demografico del blocco in integrazione economica reale, ricordando che il mondo produttivo necessita di stabilità, mercati aperti e rotte sicure. 

All’apertura del vertice guidato dallo slogan su resilienza, innovazione, cooperazione e sostenibilità, il test fondamentale per la presidenza indiana sarà dimostrare se i Brics sapranno offrire uno spazio di dialogo pragmatica per evitare escalation o se finiscano per riprodurre le contrapposizioni del sistema internazionale.